Il Tirreno

Pontedera

I tecnici: la vegetazione nell’Egola non è un rischio

Il Concorzio di bonifica tranquillizza la popolazione: «Sufficienti due tagli all’anno In caso di piena le piante si appiattiscono sul fondo senza creare problemi»

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PONTE A EGOLA. «Il nostro compito è occuparci della sicurezza idraulica. Ed è quello che abbiamo sempre fatto con due tagli annuali. Se poi c'è richiesta, per un fatto visivo, di un ulteriore taglio della vegetazione, allora servono risorse aggiuntive che noi non abbiamo». A parlare è Marco Monaco, presidente del Consorzio di Bonifica del Basso Valdarno, l'ente che ha assorbito l'ex Consorzio della Valdera competente per la manutenzione dell’Egola, e che dallo scorso anno ha ricevuto in carico anche i tratti del fiume un tempo affidati Provincia.

«Oggi la responsabilità è solo nostra» premette Monaco, rispondendo alle proteste dei cittadini per le condizioni del fiume. «La cittadinanza - afferma il presidente Monaco - deve accettare l'idea che l'Egola non è un normale corso d'acqua, ma rappresenta un canale torrentizio caratterizzato da piene importanti. A questo dobbiamo aggiungere che certe lottizzazioni fatte tra gli anni '70 e '90 non hanno certo aiutato l'Egola ad avere un percorso più regolare».

A detta del Consorzio, ad ogni modo, i due tagli annuali di vegetazione bastano a garantire la sicurezza. «Fermo restando - precisa il presidente - che è impensabile gestire delle bombe d'acqua come si sono verificate anche di recente, i miei tecnici mi garantiscono che la vegetazione che si osserva oggi all'interno del fiume non comporta alcun problema di tipo idraulico, perché in caso di piena quelle piante si appiattiscono sul fondo. Quello che resta è solo un problema visivo, legato al fatto che il fiume attraversa un centro abitato: se c'è la volontà di aggiungere un terzo o un quarto taglio ben venga, ma servono risorse aggiuntive che devono arrivare dalla comunità».

Allontanandosi da Ponte a Egola, però, è anche la condizione delle sponde a destare più di una preoccupazione. Un problema che Monaco riconosce, ma che si scontra ancora una volta con il problema delle risorse. «La forte erosione è legata proprio al carattere torrentizio dell'Egola - afferma - ma rientra nel campo della manutenzione straordinaria che fa capo alla Regione. Noi possiamo cofinanziare gli interventi per circa il 30 per cento, il problema è che ci manca il restante 70. Solo nella nostra zona, del resto, pensare di mettere in sicurezza tutto richiederebbe 110 milioni di euro».

In risposta agli agricoltori, quindi, Monaco sottolinea come spesso le esigenze idrauliche non coincidano con gli interessi delle aziende agricole.

«C'è anche chi coltiva dentro le casse di esondazione - afferma - e che pertanto, in base agli accordi di vent'anni fa, dovrebbe aver già ricevuto un indennizzo a priori. Senza contare che spesso non viene rispettata la distanza tra le coltivazioni e gli argini necessaria a far passare i trattori per le manutenzioni. Purtroppo ci sono tante difficoltà che non abbiamo mai raccontato. E la colpa forse è nostra: c'è un gap di comunicazione con i cittadini. Si pensa che basti pagare una cartella per avere tutto pulito ma purtroppo non è così».

Sul tema della ricavatura, infine, Monaco ricorda che esistono scuole di pensiero diverse.

«L'Egola sorge su terreno particolare - dice -. Ci sono punti che possono essere ricavati, ma questo non risolverebbe i problemi della Valdegola».

Giacomo Pelfer

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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