Il Tirreno

Pontedera

Condannata a risarcire i creditori della Srl

È l'amministratrice di una società fallita: prelievi per 200mila euro fatti da una persona senza incarichi

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CASCINA. L'amministratrice di una srl dichiarata fallita è stata condannata al pagamento a favore del curatore, in rappresentanza della massa dei creditori della società fallita, della somma di 267.000 euro oltre interessi e spese legali. Ne dà notizia l'avvocato Valerio Valori dello Studio legale Valori Scali & Associati di Santa Croce sull'Arno.

Il Tribunale di Pisa, sezione fallimentare, con sentenza del luglio 2010, dichiarava il fallimento di una società a responsabilità limitata con sede a Cascina. Il curatore fallimentare, esaminate le scritture contabili della società, relative agli anni precedenti la dichiarazione di fallimento, rilevava alcune gravi irregolarità commesse da chi aveva amministrato la società.

«In particolare - si legge in una nota - venivano riscontrati indebiti prelevamenti da conti correnti della società per circa 200.000 euro, effettuati da un soggetto che non rivestiva alcun incarico nella società, in gran parte utilizzati per spese non inerenti all'attività della società stessa. Da accertamenti effettuati, sempre sulle scritture contabili della società, risultava infatti che le somme prelevate erano state utilizzate per pagamento di pernottamenti in alberghi in località turistiche, per acquisto di medicinali, prodotti dietetici, acquisti in negozi di scarpe, di abbigliamento, di articoli sportivi, in centri di fitness, ecc.». Il curatore fallimentare, «resosi conto che i prelevamenti rappresentavano indebite sottrazioni di disponibilità finanziarie dai conti della società fallita, incaricava l'avvocato Valerio Valori dello Studio Legale Valori Scali & Associati di Santa Croce sull'Arno di promuovere un'azione legale per il recupero delle somme indebitamente prelevate dai conti correnti della società fallita». Il professionista, esaminata la documentazione, «richiedeva ed otteneva un sequestro conservativo nei confronti dell'amministratrice della società fallita che veniva eseguito su una villetta su due piani, sita in Cascina, di proprietà della stessa». In contemporanea l'avvocato «promuoveva un giudizio di merito contro l'amministratrice della società fallita, contestandogli di essere venuta meno agli obblighi imposti dalla legge e dall'atto costitutivo della società per non aver vigilato sulla corretta amministrazione dei beni della stessa. Svolta l’attività istruttoria, il Tribunale di Pisa ha condannato l'amministratrice della società al pagamento a favore del curatore, in rappresentanza della massa dei creditori della società fallita, della somma di 267.000 euro oltre interessi e spese legali».

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