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Carismi, la vendita è sempre più vicina

La Fondazione destinata a perdere il controllo della Cassa di San Miniato, ecco gli scenari possibili. Due le offerte. Bankitalia aspetta una decisione, poi dirà la sua

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SAN MINIATO. La società milanese Europa Investimenti e una cordata organizzata da EY (Ernst & Young) sono pronte a prendere il controllo della Cassa di Risparmio di San Miniato. Si tratta di capire quale delle due la spunterà. Il responso, ormai, potrebbe essere questione di giorni, dato che Bankitalia aspetta a breve una decisione su cui dirà la sua. Qualunque sia l’offerta che verrà scelta - se quella che fa capo a Europa Investimenti o quella della cordata organizzata da Ernst & Young, società di consulenza inglese - è certo che nulla sarà più come prima. A partire dal ruolo della Fondazione, azionista della Spa bancaria con il 54% (di cui il 42% attraverso la controllata Grifoni Crsm Spa).
 

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Gli scenari. Premesso che in questa fase a farla da padrone sono le indiscrezioni, sono due le ipotesi per l’ente presieduto dal notaio Mario Marinella. La prima è quella dell’uscita totale e definitiva dal capitale della banca. In pratica, la vendita di tutte le azioni. Ipotesi che, se divenisse realtà, rappresenterebbe una svolta storica, dato che Fondazione e Cassa, a San Miniato, sono sempre state un tandem. Alla prospettiva di un disimpegno totale se ne affianca un’altra: l’ente di Palazzo Grifoni rimane nel capitale della Cassa, rinunciando comunque al controllo che andrebbe ai nuovi soci. Un panorama, questo, in linea con il protocollo firmato l’anno scorso da Associazione Casse di Risparmio e Ministero dell’Economia. Al fine di dare piena applicazione alla riforma Ciampi del 1999, il protocollo ha introdotto un principio molto importante per la vita delle fondazioni di origine bancaria: la diversificazione, in virtù della quale il patrimonio non può essere impiegato, direttamente o indirettamente, in esposizioni verso un singolo soggetto per un ammontare complessivamente superiore a un terzo del totale dell'attivo dello stato patrimoniale della fondazione.
 

Aumento di capitale. In tutto questo scenario non va dimenticato l’aumento di capitale. La Cassa Spa, presieduta dal commercialista Alessandro Bandini, ha chiuso il bilancio 2015 con un rosso di 67,6 milioni di euro. Per riportare l'indice Tier1 al di sopra del livello minimo richiesto dall'Autorità di vigilanza (dal 7,49% all'8,5%), l'assemblea straordinaria dei soci, tenutasi il 29 aprile, ha deliberato - si legge in una nota - «la delega al cda per l'aumento del capitale sociale in via scindibile e a pagamento fino all'importo massimo di 55 milioni mediante emissione di azioni da offrire in opzione agli azionisti, in proporzione alle azioni possedute ante l'aumento prospettato, e ai possessori del prestito obbligazionario "Carismi 5,25% 2014-2019 subordinato con facoltà di rimborso in azioni" ai sensi dell'articolo 2441 del codice civile». La Cassa «non procederà alla conversione di tale prestito». La Banca d'Italia ha anche chiesto «al cda di procedere a una revisione del piano strategico 2016-2018/2020 che, coerentemente con le iniziative di rafforzamento patrimoniale, dovrà favorire una prospettiva aggregativa. Per tale motivo l'aumento di capitale dovrà essere destinato in via prevalente a investitori istituzionali o qualificati, interessati a sostenere nuove sfide e a favorire percorsi aggregativi».
 

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