La manifestazione
Ristori, incontro sugli esuberi
Sessanta posti a rischio nelle Officine di Montecalvoli, difficoltà anche alla Pieracci e alla Tmm
PONTEDERA. L'incontro preliminare è fissato per stamani, quando le parti in causa torneranno a sedersi per trattare ancora una volta la delicata situazione delle Officine Ristori. Un caso emblematico, a cui da corollario le difficoltà di altre aziende dell'indotto Piaggio. È un autunno complicato quello si profila nell'orizzonte lavorativo della Valdera. Un orizzonte fatto di commesse che mancano e di esuberi da gestire. Circa 60 quelli previsti dal concordato delle Officine Ristori, in base all'accordo raggiunto nel 2014 che ha permesso di "traghettare" i dipendenti dell'azienda con un anno di solidarietà e un altro di cassa integrazione straordinaria. Accordo che arriverà a scadenza il 10 ottobre.
Da qui l'iniziativa dei sindacati, decisi ad arrivare a quella scadenza con un'intesa che permetta di ridimensionare il numero degli esuberi. Molto dipenderà dal piano di rilancio che i titolari delle officine di Montecalvoli proveranno a mettere in campo, anche se è chiaro che si perderanno comunque alcune decine di posti di lavoro. Piano di rilancio, infatti, confermato dagli stessi titolari della Ristori, alla ricerca però di una dimensione più conforme rispetto alle reali necessità dell'azienda.
«Adesso si tratterà di capire in che modo si è mossa l'azienda e se gli ordini di Piaggio saranno confermati - dice Stefano Benvenuti della Fiom Cgil - fermo restando che non si può stare solo al traino di Piaggio. L'obiettivo è quello di arrivare alla fine del mese con un'intesa».
In generale, però, il caso Ristori sarà solo il più importante, in termini di numeri, in una situazione che è comune a molte altre aziende dell'indotto. Settembre, del resto, sarà anche il mese di almeno altre due vertenze.
Quella della Pieracci Meccanica di Fornacette, ad esempio, dove l'azienda aveva comunicato la necessità di "sfoltire" la forza lavoro prevedendo dagli 8 ai 10 esuberi (su un totale di 46 dipendenti): la ricerca di eventuali volontari, disposti a farsi da parte in cambio di un incentivo dell'azienda, avrebbe raccolto per ora 4-5 lavoratori. L'ultimatum scadrà alla metà di settembre, dopodiché si aprirà la procedura di mobilità.
Ancora più delicata appare forse la situazione dalla Tmm di Pontedera, dove sui circa 80 dipendenti si parla di un 50 per cento di esuberi da gestire.
«La riforma degli ammortizzatori sociali ha complicato molte di queste situazioni - spiega Samuele Nacci della Uilm -: il fatto di aver reso mobile e non più fisso il quinquennio, ad esempio, ha fatto sì che dopo 36 mesi di cassa straordinaria scatti automaticamente la mobilità».
In generale, quindi, la situazione di alcune aziende dell'indotto metalmeccanico è destinata a una sorta di resa dei conti che preoccupa i sindacati. Altri esuberi, ad esempio, sono attesi anche in alcune realtà artigiane.
«Chi è riuscito a diversificare alla fine ha mantenuto i livelli occupazionali - riprende Nacci -. Ci sono molti esempi in questo senso in Valdera, ma ci sono anche aziende che, per la loro natura, fanno molta più difficoltà a sganciarsi dalla dipendenza di Piaggio».
Giacomo Pelfer
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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