Sicurezza
L’Arpat: «Non stoccate i rifiuti all’aperto»
Le criticità individuate nell’impianto gestito da Geofor dopo i controlli compiuti nell’area di Gello
PONTEDERA. Torna a farsi sentire Arpat, dopo le dichiarazioni dei giorni scorsi in cui veniva definito come "obsoleto" l'impianto di compostaggio di Geofor.
L’ente incaricato delle analisi ordinarie dell'aria e, in generale, delle condizioni ambientali nella zona industriale di Gello, attraverso un comunicato, fa il punto della situazione per quanto riguarda l'area da cui ogni giorno si propagano i cattivi odori avvertibili in più paesi della Valdera. Nella comunicazione, Arpat elenca le numerose aziende presenti nel complesso di Gello, prima di concentrarsi sull'impianto Geofor. «Un fronte di discarica che arriva a 100 metri di lunghezza, a cui è conferito anche rifiuto maleodorante, tra cui il materiale pretrattato e il compost fuori specifica prodotto dall'impianto di compostaggio, nonché fanghi di vario tipo, il cui ritiro termina a fine mattinata. Nel pomeriggio il fronte è coperto con materiale che dovrebbe impedire il propagarsi delle maleodoranze - spiega Arpat - ma sovente è utilizzato materiale che per la sua elevata porosità ha una scarsa capacità di trattenere le sostanze odorigene». Successivamente, Arpat indicata «nell’impianto di compostaggio, da cui proviene un caratteristico odore, dovuto alla fermentazione anaerobica effettuata, in condizioni non controllate, da parte di un impianto obsoleto che produce elevate quantità di sovvallo odorigeno conferito in discarica. Gli stoccaggi temporanei di rifiuti in attesa del trasferimento alla discarica di Peccioli sono collocati in un'area recintata da rete metallica totalmente aperta e, quindi, fonte di maleodoranze».
Secondo Arpat, dunque, i rifiuti non vengono riparati abbastanza per evitarne la diffusione dell'odore disgustoso. Il comunicato si conclude con delle indicazioni per la protezione ambientale: «Al fine di affrontare le suddette criticità sono state indicate le soluzioni più urgenti da adottare: utilizzare, come copertura giornaliera della discarica materiali non porosi idonei a evitare le maleodoranze; gestire il periodo di costruzione del nuovo impianto di compostaggio, che comunque richiederà circa due anni dall'inizio dei lavori per essere completato, adottando tutte le misure più idonee a evitare le maleodoranze, quali, ad esempio, eliminare lo stoccaggio all’aperto dei rifiuti in attesa di trasferimento - conclude Arpat - riutilizzando un’idonea struttura coperta». (t.s.)
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