Il Tirreno

Pontedera

«Casarosa ucciso da fuoco amico», la verità del nipote del partigiano

Sabrina Chiellini
«Casarosa ucciso da fuoco amico», la verità del nipote del partigiano

Il deputato leghista Guglielmo Picchi alla cerimonia della Liberazione: ammazzato per errore dai partigiani. Ma Bruno Possenti, presidente dell’Anpi, replica: la verità è un’altra, Nevilio fu vittima dei fascisti

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CASCINA. Con le parole di uno dei padri fondatori degli Stati Uniti d’America, Thomas Jefferson, la sindaca leghista, Susanna Ceccardi, ha chiuso la cerimonia - in municipio - per il 72esimo anniversario della Liberazione a Cascina. Tutti gli uomini, questa in sintesi la dichiarazione, sono creati eguali, dotati di certi inalienabili diritti. Tra questi diritti ci sono la vita, la libertà, e il perseguimento della felicità. «Ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua sicurezza e la sua felicità. L’applauso ha riportato un po’ di distensione nella sala del consiglio comunale dove, ieri mattina, si sono incontrati, pur restando su posizioni distanti, mondi molto diversi.

Qualcosa di nuovo rispetto al passato c’è stato, a parte un ravvivato interesse per la cerimonia (con le donne che hanno intonato Bella ciao e canzoni partigiane in testa al corteo che ha attraversato il centro storico, passando tra le bancarelle di Mercantico). E non metterà tutti d’accordo.

A sorprendere i vertici dell’Anpi sono state la presenza dei militari di Camp Darby e le parole del deputato leghista Guglielmo Picchi, pronipote del partigiano, ucciso a Cascina, Nevilio Casarosa, in uno scontro a fuoco con i tedeschi, così di racconta.

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«Nevilio, al dì là di quella che è stata la versione raccontata negli anni – ha detto il parlamentare la cui famiglia ora vive nel Nord Italia – è stato ucciso dal fuoco amico. Condividere la memoria significa anche riportare a galla la verità, le testimonianze oculari. Nevilio cadde per un tragico errore del fuoco amico e dopo 72 anni è un onore per me dare questa versione, che in famiglia abbiamo sempre raccontato. Chi potrebbe dire come sono andate le cose è morto, ma dai nonni abbiamo sempre saputo questa verità. Ho promesso ai miei parenti che un giorno l’avrei detta in un luogo pubblico anche se non voglio alimentare alcuna polemica, ma ristabilire l’onore della verità». Alla fine della cerimonia Picchi ha spiegato meglio: «Nevilio era a Madonna dell’Acqua con un fascista, Signorini, di Pontedera. I due stavano litigando. Due partigiani di 19 anni, lì di passaggio, lì videro, volevano colpire il fascista. Spararono ma colpirono la persona sbagliata. Poco dopo avvertirono la sorella di Nevilio, mia nonna, ma quando arrivò, Nevilio era già morto dissanguato. La verità è rimasta sepolta per tutti questi anni, ma ora sta venendo a galla lentamente».

Bruno Possenti, presidente comitato provinciale dell'Anpi di Pisa, ha ricordato il contesto storico in cui è avvenuta la Liberazione della città, ripercorrendo le tappe della Resistenza, della Liberazione e della costituzione della Repubblica italiana e ricordando anche il ruolo che nella resistenza ebbero le donne. «Sulla morte di Nevilio non ho dubbi: la verità è quella che ci è stata consegnata dagli storici, non è stato ucciso dai partigiani», ha commentato Possenti al margine della cerimonia. (s.c.)

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