Il Tirreno

Pontedera

Il cda: Diamanti lasci la direzione

di Sabrina Chiellini
Il cda: Diamanti lasci la direzione

Teatro, scontro sul progetto artistico del Politeama. Polemica anche per i debiti e la gestione dei costi

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CASCINA. Era nell’aria da tempo. Da quando il presidente del cda della Fondazione Sipario Toscana, Michelangelo Betti, aveva dato le dimissioni. Anzi, il giorno in cui la candidata della Lega Nord, Susanna Ceccardi, è stata eletta sindaca di Cascina, per il teatro, come per altre aziende partecipate, si è chiuso un percorso. Ieri l’affondo per “suggerire” alla direttrice artistica Donatella Diamanti di fare un passo indietro. Anzi, il Cda potrebbe chiudere la collaborazione già da domani. Ci sono troppi debiti, costi di gestione elevati, occorre tagliare i costi. La sindaca Susanna Ceccardi detta la linea: «Se Diamanti non è di supporto ai lavori, non si giustifica la sua permanenza». Anche le parole di Matteo Arcenni, vicepresidente del Cda, sono chiare: «In seguito alla posizione espressa dalla sindaca e dall'assessore alla cultura Luca Nannipieri e dopo le ripetute esternazioni di Donatella Diamanti da cui emerge l'inconciliabilità tra la linea culturale e gestionale della stessa e quella della nuova idea di Città del Teatro e della cultura, e dopo aver constatato che la proposta artistica portata avanti da Diamanti in questi anni ha prodotto una costante perdita economica che ha aggravato la già precaria situazione finanziaria della Fondazione, arrivando a un indebitamento che sfiora al 31 luglio 2016 1.200.000 euro, si rende necessario un cambio radicale nella gestione. Al prossimo Cda proporrò al presidente Andrea Buscemi e a tutto il consiglio di valutare la possibilità di cessare il rapporto di collaborazione con la direttrice artistica».

L’attore Andrea Buscemi, presidente del Cda della Fondazione Sipario Toscana, ritorna su un fatto, accaduto il 6 giugno, il giorno successivo alla prima “sconfitta” dell’ex sindaco Alessio Antonelli, che rischia di finire sotto la lente di ingradimento della Corte dei Conti.

«In questo periodo il vecchio Cda della Fondazione ha contratto un finanziamento con una banca per 900mila euro, che dovranno essere restituiti in rate mensili di 13mila euro, cioè circa 160mila euro l'anno per sei anni e mezzo. In pratica per l'operazione sono stati impegnati (e anche dati in garanzia) gran parte dei finanziamenti comunali (che ammontano a 260mila euro l'anno), privando la Fondazione di un sostegno per la propria attività, a partire già dal mese di luglio di quest'anno. Va da sé che il debito con la banca (direi che di debito si tratta) è stato contratto dal vecchio Cda per ripianare qualcosa: nei prossimi giorni l'attento studio dei bilanci ci dirà meglio cosa», dice Buscemi. Nello stesso periodo il vecchio Cda si è fatto anticipare dalla banca altri 100mila euro che verranno restituiti all'arrivo di parte del contributo ministeriale. «Anche qui non è dato ancora sapere quale impegno questo finanziamento andava a coprire ( ce lo dirà lo studio dei bilanci)».

Resta il capitolo delle divergenze con la direzione artistica. Il Cda ha chiesto a Diamanti di rivedere i cachet degli spettacoli. «Da uomo di teatro, s non ne capisco lo scandalo: nel nostro settore è un fatto normalissimo chiedere o concedere sconti. Appare fondamentale (morale, direi) venirsi incontro: non credo che pagare 8 o 9mila euro anziché 10mila lo spettacolo di Lella Costa o Lillo & Greg possa causare loro grande danno, anzi da onesti teatranti quali sono essi possono dimostrare, col loro "sacrificio", di avere a cuore non solo la Città del Teatro che li ospita, ma tutto il sistema teatrale stesso». Alla direzione artistica si chiede di difendere perciò gli interessi della Fondazione. «Laddove ci fossero ottuse ( e inspiegabili) prese di posizione, non sarà difficile sostituire le compagnie poco disponibili con altre più comprensive e lungimiranti», ribadisce Buscemi. «Evitare così il perseverare di cattive abitudini (e via via anche di sterili prese di posizione perché la "linea del Piave" evocata dalla direzione artistica, non si trasformi col tempo, per una parte del Teatro italiano, in una Caporetto) è un imperativo addirittura etico», conclude.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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