Finanza
DIRITTO DI PAROLA E SOSPETTI DI RITORSIONE
di LUCA DADDI La prova provata non c'è - soltanto un'ammissione di Geofor o del suo presidente, Paolo Marconcini, potrebbe esserlo - tuttavia, se a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca...
di LUCA DADDI
La prova provata non c'è - soltanto un'ammissione di Geofor o del suo presidente, Paolo Marconcini, potrebbe esserlo - tuttavia, se a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca (Giulio Andreotti dixit), è quanto meno sospetto il fatto che la lettera con cui la società dei rifiuti annuncia lo stop alla convenzione pasti (tecnicamente: recesso unilaterale dal contratto di somministrazione) con un locale di Gello arrivi il giorno dopo una protesta collettiva contro le maleodoranze che provengono dall’area della discarica. Protesta in occasione della quale il titolare del locale ha rilasciato alcune dichiarazioni al “Tirreno”.
Se davvero l'espressione di un legittimo dissenso da parte di un cittadino è stata causa della scelta di Geofor, c'è da restare sconcertati. Almeno per un paio di motivi. Il primo è che la libertà di parola, nei limiti sanciti dall’ordinamento giuridico, è un diritto costituzionalmente garantito e non può essere compresso dalla logica della ritorsione. Il secondo motivo per restare basiti è che Geofor, pur libera di contrarre con chi vuole, è una società a capitale pubblico. E pubblico è il servizio che svolge, pagato con i soldi di tutti noi. Compresi i cittadini che protestano.
Vorremmo che Geofor spiegasse (anzi, provasse) che i motivi del recesso dal contratto (ci auguriamo comunque un ripensamento) non sono legati a una ritorsione dopo una sacrosanta protesta contro un sito di smaltimento rifiuti che - lo sanno anche i sassi - spande maleodoranze in tutta la zona. E non da ora.
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