Sicurezza
Numeri in crescita per il “cerca badanti”
Nel 2015 il Progetto Ada ha ricevuto 200 richieste di assistenza Il progetto è gestito dal 2009 da Paim e dalla Misericordia
NAVACCHIO. Dal 2009, nella sede via Tosco Romagnola 1914, Misericordia di Navacchio e Paim cooperativa sociale, promuovono congiuntamente Ada, il progetto di assistenza domiciliare anziani che punta a facilitare il rapporto tra chi cerca e chi offre questo genere di servizi alla persona. E i numeri del servizio sono in crescita esponenziale.
Il progetto cerca di razionalizzare il variegato mondo delle badanti: «Da una parte - spiega Luigi Nannipieri, presidente della Misericordia di Navacchio - registriamo tutte le offerte di lavoro. Dall'altra, raccogliamo le richieste di assistenza domiciliare delle famiglie, cercando di andare in contro alle diverse esigenze dell'anziano». Fatto il primo passo, Ada poi avvicina le due parti organizzando un colloquio ufficiale. «Così facendo - continua Nannipieri - la famiglia dell'anziano ha la possibilità di conoscere e scegliere tra i quattro o cinque profili più adeguati, mentre l'assistente, a sua volta, può capire se è il genere di lavoro più adatto alle sue competenze». Sono ormai lontani i tempi in cui chi non aveva un lavoro, poteva sbarcare il lunario improvvisandosi come badante. «All'inizio del fenomeno - conferma Nanninpieri - si guardava alla spesa e non tanto alla qualità del servizio reso dalla badante. Ora, le famiglie cercano assistenti con esperienza e referenze positive. Insomma, per il proprio caro si pretende la qualità del badante».
Il progetto nasce con il doppio scopo di sostenere le famiglie nella scelta dell'assistente domiciliare ed aiutare l'uscita degli assistenti domiciliari dal mondo del lavoro sommerso. «Noi non stipuliamo direttamente i contratti - prosegue Nanninipieri - perché il rapporto di lavoro resta diretto tra le famiglie e gli assistenti. Cerchiamo però di favorire la stipula di contratti di lavoro regolari, adeguati a quelli nazionali per le colf e le badanti». E le percentuali di riuscita della mediazioni sono piuttosto alta. «Tra il 35% - afferma Nannipieri - e il 40% dei casi. Anche se non ufficialmente, registriamo casi in cui dopo gli incontri, le famiglie e gli assistenti si accordano tra loro, magari preferendo un rapporto di lavoro non regolare».
Il progetto Ada ha in qualche modo anticipato le mosse in materia della Regione, sempre più propensa a realizzare una banca dati di accreditamento degli assistenti domiciliari toscani. «Fino ad oggi - chiude Luigi Nannipieri - la scelta della badante è stata soggettiva, a rischio e pericolo della famiglia. Più avanti, forse, si arriverà all'istituzionalizzazione del servizio». Nei primi mesi del 2016 il progetto Ada ha raccolto 130 richieste da parte di famiglie e 197 offerte di lavoro, ma i numeri del servizio registrati nel 2015, possono far capire meglio l'entità di un fenomeno in continua espansione. «L'anno scorso - racconta Chiara De Luca, responsabile del progetto per Paim - in totale abbiamo ricevuto 200 richieste del servizio da famiglie, 1200 offerte di lavoro di badanti già registrate e 400 di nuove badanti. Quotidianamente, dal lunedì al venerdì, dalle 16 alle 19, riceviamo in sede tra le 15 e le 20 utenze interessate a dare o ricevere assistenza».
Parlando di cosa cercano le famiglie, De Luca dice che «in genere sono alla ricerca di qualcuno che parli bene l’italiano, che sappia cucinare a seconda delle diverse esigenze dell'anziano, e che destreggiarsi sul piano assistenziale. Col passare del tempo le badanti qualificate sono in aumento e anche le famiglie preferiscono cercarle affidandosi a questo genere di servizi e non più al passa parola o rispondendo ad annunci privati».
Carlo Palotti
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