La manifestazione
Piaggio, rischio scontro tra azienda e sindacati
L’attivazione della Solidarietà potrebbe inasprire le relazioni
PONTEDERA. Ci siamo. Domani i cancelli della Piaggio torneranno ad aprirsi per accogliere gli operai di ritorno dalle ferie. Ma non tutti torneranno al lavoro. Circa 500 dipendenti, infatti, fino al 2 settembre saranno in cassa integrazione e non rientreranno in fabbrica prima di lunedì 5 settembre. Una data importante, visto che da quel momento in poi sarà dato vita alle assemblee e poi al referendum per accettare o meno il contratto di Solidarietà.
Ma non si tratterà solo di una votazione di tute blu e impiegati rispetto alla proposta dell’azienda. Sarà un punto cruciale delle relazioni sindacali con la dirigenza e la proprietà, perché i rappresentanti dei lavoratori hanno intenzione di porre il problema del futuro di Piaggio (con livelli produttivi, occupazionali, investimenti e nuovi modelli) come condizione per firmare o meno l’accordo. E c’è chi minaccia d’interrompere le relazioni, spostando la discussione al ministero dello sviluppo economico (Mise).
Accordo o ministero. Nei prossimi giorni ci sarà una riunione tra i sindacati che stabiliranno il calendario delle assemblee e delle votazioni per il referendum (appuntamenti che si dovranno svolgere con tutti gli effettivi al lavoro). A seconda del risultato gli scenari che si apriranno saranno molteplici. L’utilizzo degli ammortizzatori sociali da parte di Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm Uil e Usb non è in discussione. Che sia il contratto di solidarietà o la cassa integrazione poco importa. L’importante, secondo i rappresentanti delle quattro sigle, è di ottenere risposte dall’azienda. «Porremo il problema del futuro - dice Claudio Garzotto, segretario provinciale della Fim - Se Piaggio ci darà garanzie che coinvolgerà la proprietà in un confronto serio, bene. Altrimenti chiederemo un incontro al Mise. Credo che, in questo momento, riusciremo a intraprendere un’azione unitaria».
Attenti all’indotto. Fiom e Uilm sono quasi sulla stessa linea, ma con qualche differenza. «L’unico modo è stare insieme tornare dai lavoratori per esporre i nostri programmi - spiega Marco Comparini, segretario provinciale della Fiom - Piaggio è l’unica ancora di salvezza di questo territorio, ma deve darci risposte, perché altrimenti sarà scontro». Secondo Benedetto Benedetti, segretario provinciale della Uilm, «prima di ricorrere al ministero deve essere coinvolta la Regione. Anche per includere nel confronto l’indotto metalmeccanico della Valdera. E se l’azienda continuerà a negarsi è chiaro che finiremo a Roma».
Aprire la vertenza. Il ricorso alle assemblee e al referendum, secondo Simone Selmi, membro della Rsu in quota Usb, «quando un sindacato ricorre alle assemblee e al referendum non sa più quale strada prendere e si lava la coscienza coinvolgendo i lavoratori. Gli incontri con gli operai sono già stati fatti. Ora è arrivato il momento di aprire la vertenza con Piaggio, perché il tempo delle mancate risposte è finito. Ora servono garanzie concrete».
Rischio scontro. Insomma, la parte sindacale deve ancora trovare una unità completa. Ma la strada sembra tracciata: firmiamo il contratto di solidarietà, solo a patto che Piaggio si confronti e prenda impegni precisi. Altrimenti sarà scontro.
Andreas Quirici
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