Sicurezza
Quella piazza “prigioniera” delle carte bollate
Manca il collaudo e il Comune non può aprirla Da dieci anni c’è un contenzioso con il costruttore
PONSACCO. «La fortuna della nostra città è che, quand’è nato il progetto, la piazza è stata “disegnata” all’interno della struttura imobiliare e non all’estero. Così quell’obbrobrio che dura da anni, non si vede in modo plateale».
È la considerazione che fanno molti ponsacchini, quando passano da via Rospicciano e s’imbattono in quello spiazzo “prigioniero” di transenne e di carte bollate, di udienze in tribunale di bracci di ferro tra l’amministrazione comunale e la ditta costruttrice. Una storia che va avanti, a suon di sentenze, da dieci anni. E che ancora non accenna a imboccare la strada di una soluzione definitiva.
La piazza, in questo momento, è dell’amministrazione comunale. Ma, per togliere le palizzate metalliche che la tengono chiusa, serve un collaudo. Le cosiddette prove di carico, che, però, non vengono fatte. Così quello spiazzo, delimitato su tre lati dagli immobili di uno dei complessi urbanistici che avrebbe dovuto cambiare il volto a Ponsacco e alla sua economia, non può essere utilizzato né dai bambini per la classica partitella al pallone, né dalle auto per la sosta.
«E neppure allo spostamento del mercato degli ambulanti», spiegano i residenti, per i quali avrebbe dovuto fare da perno per lo sviluppo dell’economia territoriale.
Nelle idee del costruttore - la Futura immobiliare - e in quello dell’amministrazione comunale, l’immobile (a metà tra residenziale e commerciale) avrebbe dovuto diventare il cuore del commercio cittadino. Lì vicino c’è un centro commerciale, c’è l’ufficio postale; all’interno dell’immobile avrebbero dovuto trovare casa attività per far rivivere il tessuto economico ponsacchino, “orfano” del polmone storico del mobilio, che da anni fa i conti con la crisi.
Qualcuno aveva afferrato l’occasione al volo: l’Ottica Simonelli (come diciamo nel pezzo a fianco) c’è da dieci anni.
Ma tanti altri, vista la lunga battaglia legale che tiene tutto fermo, non hanno seguito il suo esempio.
La storia parte da lontano. Quando fu presentato il progetto, quella piazza era, nel disegno degli architetti, uno slargo che si apriva tra le due ali di un grande palazzo immaginato lungo le vie Togliatti e Rospicciano. Un palazzo che è stato realizzato dalla Futura Immobiliare srl, l'impresa di costruzione di Ponsacco che aveva acquistato i terreni di quell'area. Era il 2001 quando fu deciso di costruire cinque fabbricati residenziali, commerciali e direzionali, con un locale interrato adibito ad uso autorimessa e cantine. Un grande complesso che prevede uffici e negozi al pian terreno e appartamenti ai piani superiori. Locali che, in buona parte sono stati venduti. Altri, sono ancora sul mercato. La zona è appetibile: da lì, imboccando via Trieste, il centro storico è a portata di mano. Per questo, durante la trattativa, il Comune accetta di buon grado, in cambio dello scomputo degli oneri di urbanizzazione primaria, quello spazio da adibire a piazza. L'avrebbe ottenuta gratuitamente. Nel 2005 tra Comune e Futura Immobiliare, viene stipulata la convenzione che prevede, tra le altre cose, la consegna di quella piazza, adibita a spazio pubblico. La data di consegna subisce, come accade in questi casi, diverse proroghe, fino a quella definitiva: il 30 ottobre del 2007. Ma qualche mese prima il cantiere si ferma. La Futura Immobiliare spiega che i motivi di questa sospensione sono legati a un procedimento aperto al Tribunale di Pisa. È da qui in poi che comincia la battaglia legale, tra i tribunali civili e, da pochi mesi, anche in sede penale, che mette da una parte l'amministrazione comunale (nel mirino il sindaco e due tecnici della sua amministrazione, chiamati in causa per un cambio di destinazione d'uso, da commerciale a direzionale, di una parte di quell'immobile), dall'altra la Futura Immobiliare che, non consegna la piazza al Comune, nonostante ci siano pronunciamenti del Tar, il tribunale amministrativo regionale, che la obbligano a farlo.
La querelle, che allontana le due parti, nasce dal fatto che, per la Futura quella mega struttura prevedeva un solo immobile a vocazione direzionale. E i locali, fin dal 2002, erano stati ceduti alla Cassa di Risparmio di Volterra che lì ha aperto una filiale, tutt'ora esistente. Qualche anno dopo la Futura Immobiliare cede alcuni locali a uso commerciale alla Immobiliare Pistoia. Immobili che, lo stesso giorno, vengono girati alla Sigest Unipersonale, società controllata dalla Cassa di credito cooperativo di Fornacette che, presone possesso (300 metri quadri), nel 2007 ottiene un cambio di destinazione d'uso: da commerciali a direzionali. È l'inizio del contenzioso. Secondo la Futura Immobiliare, il cambio non poteva essere fatto. Duello, questo, che si sta sviluppando in tribunale col processo che vede a giudizio l'ex sindaco di Ponsacco, Alessandro Cicarelli; il responsabile dell'ufficio tecnico del Comune di Ponsacco Alberto Turini; il responsabile del procedimento amministrativo Antonio D'Auria; Mauro Benigni, direttore generale della Banca di Pisa e Fornacette e presidente del consiglio di amministrazione della Sigest Srl, società unipersonale con socio unico la Banca di Pisa; Bruno Nardini, geometra che ha seguito la pratica edilizia per conto della banca. Chi s'è già espresso - e più di una volta - è il Tar, al quale la storia infinita di via Rospicciano viene sottoposta dal Comune alla fine del 2008 dopo che in più modi l'amministrazione comunale aveva provato ad entrare in possesso della piazza.
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