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Dagli sprint di Coppi all’oblìo

Dagli sprint di Coppi all’oblìo

Alcune delle 28 medaglie conquistate dall’Italia alle Olimpiadi di Rio de Janeiro, chiuse domenica sera, hanno portato in tv, nelle case di milioni d’italiani, una serie di discipline di solito...

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FORNACETTE. Nel 1948 erano in migliaia a festeggiare l’arrivo in paese di Fausto Coppi, che si esibì in una corsa insieme al fratello Serse. Donne, uomini e bambini. Tutti assiepati sui gradoni di cemento, intorno a quella lingua ovale d’asfalto, realizzata nel 1932, che per anni ha inorgoglito gli abitanti di Fornacette. Lì dove, oltre a Coppi, che ha bissato la corsa del ’48 nel ’59, hanno sfrecciato centinaia di ciclisti dai nomi di prestigio come Girardengo, Guerra, Linari, Bottecchia e tanti stranieri; ma anche amatori delle due ruote desiderosi di farsi attraversare il corpo dal brivido della velocità. Poi, a poco a poco, il velodromo di Fornacette si è spento nell’abbraccio del degrado.

Nel 2009 la maggior parte della struttura è stata smantellata, lasciando spazio a uno scheletro di cemento, rimasto in piedi dopo la demolizione, e a una vasta distesa di arbusti e sporcizia. Poi il terreno è stato venduto a una ditta privata di costruzioni di Montecatini Terme, che avrebbe dovuto trasformare il tempio della velocità della Valdera in un complesso residenziale. Nulla di fatto, ancora incuria e proteste dei residenti, stanchi di aprire la finestra e imbattersi in un ecomostro claudicante invaso dalle erbacce. Nel marzo 2014, qualcosa si muove. L’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Lucia Ciampi, obbliga la ditta proprietaria dell’area a una maxi opera di pulizia. Le ruspe fanno il loro dovere e l’ormai ex velodromo, che ha brillato tra le attrazioni sportive regionali fino agli anni Ottanta, si libera parzialmente dal fardello degradante che si portava sulle spalle da tempo. A distanza di poco meno di due anni e mezzo dall’intervento di bonifica, lì dove spingevano forte sui pedali Fausto Coppi e altri campioni, è tornata la giungla. Una parte della vecchia e spesso affollata tribuna è rimasta in piedi quasi per miracolo, dato che mostra evidenti cedimenti strutturali, in più punti, con le aste di ferro, in origine sostegno interno del cemento armato, che affiorano qua e là come tentacoli arrugginiti di un’opera trasandata. La pista si intravede appena tra l’erba che, in alcune zone, raggiunge il metro e mezzo abbondante di altezza. Quello che un tempo era il bar del velodromo, oggi è un edificio coi vetri rotti e gli infissi logorati dal tempo: completamente abbandonato.

Ma ciò che più colpisce è lo stato in cui versa il monumento dedicato a Fausto Coppi, presente all’interno dell’impianto dismesso. La lapide non si vede quasi più, ne affiorano appena pochi centimetri tra il verde selvaggio. E pensare che la scultura in omaggio al mitico “Airone” è stata addirittura fatta fare due volte, dopo che, nel 1998, l'originale venne trafugata, nell'incredulità generale. Negli uffici comunali i telefoni squillano, ma è periodo di ferie. Per avere risposte sul futuro del velodromo di Fornacette, oggi regno di serpi e calcinacci, bisognerà attendere la fine delle vacanze.

Tommaso Silvi

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