Sicurezza
«Il servizio di ospitalità venga esteso agli italiani»
Gli assessori alle politiche abitative di Cascina e di Arezzo chiedono alla Regione parità di trattamento con i migranti che vengono accolti dai privati
CASCINA. Sui migranti il Comune di Cascina si allea con Arezzo. Gli assessori alle politiche abitative di Arezzo e Cascina sul progetto d'accoglienza per migranti della Regione Toscana. Ormai è nota la posizione della giunta leghista rispetto ai temi dell’accoglienza. Cascina sa che l’attende un autunno di fuoco sul fronte dell’emergenza sfratti (molti per morosità incolpevole) e l’assessore coglie al volo l’occasione per entrare in polemica con la Regione.
«Nel mese di luglio la Regione Toscana, a guida Rossi, ha lanciato il progetto di accoglienza dei migranti a domicilio, mettendo - addirittura - a disposizione un numero della stessa istituzione funzionale allo smistamento dei presunti profughi nelle abitazioni private, muovendosi sulla stessa linea delle politiche albergative poste in essere dal governo centrale», dicono i due assessori comunali.
La Regione, «quindi, si improvvisa ad agente immobiliare pur di adempiere all'obbligo d'accoglienza, imposto dal proprio Governatore. In pratica, le famiglie toscane possono chiamare il numero messo a disposizione dalla Regione al fine di poter dare il proprio consenso ad accogliere un certo numero di migranti, in base alle proprie disponibilità abitative». Idee rimaste però senza copertura economica. «Da un'analisi esterna del progetto che abbiamo fatto ci risultano poco chiare le coperture finanziarie dell'iniziativa della Regione, ad esempio se esiste una percentuale che introita l'ente ad ogni assegnazione di migranti, nei vari alloggi messi a disposizione dalle ancora poche famiglie toscane richiedenti e soprattuto come verranno ripartire le risorse tra le famiglie accoglienti e le cooperative locali».
Nel frattempo però la Toscana resta alle prese con l’emergenza casa che non risparmia i cittadini italiani. «Tutto questo è inaccettabile e discriminatorio nei confronti di quest'ultime, in piena emergenza abitativa, istituire un servizio del genere che viene coadiuvato dall'intera macchina regionale, escludendo le famiglie italiane a priori».
Considerato che le stesse famiglie escluse sono quelle che in passato hanno contribuito a costruire l'attuale sistema di welfare, «chiediamo all'assessore Vittorio Bugli, di estendere tale servizio di ospitalità anche a loro, in quanto riteniamo moralmente ingiusto l'atteggiamento della Regione Toscana nei confronti dei propri connazionali che hanno, parafrasando l'intervento del nostro segretario federale, Matteo Salvini, soltanto "la sfiga di essere cittadini italiani". Proprio per questo abbiamo chiesto, attraverso lo strumento dell'interrogazione, che presenterà il nostro Consigliere Jacopo Alberti, nel prossimo Consiglio Regionale utile, un'analisi dettagliata della questione e la possibilità di estendere il progetto anche ai tanti nuclei familiari toscani in piena difficoltà economica», concludono gli assessori Nisini e Ziello.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
