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Pontedera

Minacce dopo il furto, chiesto il processo

Minacce dopo il furto, chiesto il processo

Ipotesi di tentata estorsione per l’imprenditore Nesti. La vittima è un fabbro accusato di avergli sottratto 300mila euro

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PONTEDERA. Sostiene di essere stato derubato di almeno 300mila euro dalla cassaforte installata in casa della mamma. E, dopo aver, individuato il presunto autore del furto per due volte, secondo l’accusa, lo avrebbe affrontato per “convincerlo” a restituire i soldi.

Un’attività di persuasione ritenuta un po’ troppo brusca che si è tradotta nella richiesta di rinvio a giudizio per tentata estorsione a carico di Giovanni Nesti, 48 anni, di Pontedera, imprenditore del settore auto, e di un suo collaboratore, Giovanni Calarco, 33 anni, di Pisa.

Ancora deve essere fissata la data davanti al gup per l’udienza preliminare in cui discutere la richiesta del processo firmata dal sostituto procuratore, Antonio Giaconi.

In parallelo lo stesso pm ha chiesto l’archiviazione per il reato di furto nei confronti dell’artigiano pisano accusato dall’imprenditore di aver preso i soldi dopo aver installato il forziere.

Il gup si è riservato la decisione dopo la richiesta di opposizione all’archiviazione presentata dai legali del titolare delle concessionarie d’auto tra Pisa e Pontedera. Il fabbro (assistito dall’avvocato Francesco Guardavaccaro) è anche parte offesa nel procedimento dove Nesti e Calarco sono imputati di tentata estorsione.

A livello civile è stato citato per danni sempre dall’imprenditore che lo ritiene responsabile della sparizione del denaro nella cassaforte. «Lui l’ha installata e solo lui può averla aperta visto che non c’erano segni di effrazione» è la tesi del derubato.

«Basta andare su Internet e ci sono video in cui si spiega come aprire i forzieri» si è difeso l’artigiano in un’intervista al Tirreno.

Una storia di denunce reciproche e cause civili per un episodio di soldi e fiducia tradita.

Secondo la Procura l'imprenditore Nesti e Calarco in due occasioni avrebbe minacciato in modo pesante il fabbro chiedendogli indietro i soldi che a, loro dire, aveva rubato dalla cassaforte che lui stesso aveva sistemato in casa della mamma del titolare delle concessionarie.

La prima volta le minacce sarebbero avvenute di primo mattino a casa dell'artigiano che, in un secondo momento, era andato nella concessionaria di Nesti a Ospedaletto per chiarire i fatti ricevendo un altro trattamento raccontato come minaccioso nella querela presentata in questura.

All’artigiano è stato chiesto conto anche di una serie di investimenti fatti sulla propria casa.

Un segnale che per l’imprenditore derubato avrebbe potuto significare la disponibilità improvvisa di fondi. Sul punto il fabbro ha chiarito ai carabinieri di Pontedera che quei lavori di ristrutturazione erano stati resi possibili grazie alla vendita di un vecchio immobile. Una spiegazione accompagnata con l’atto di vendita del fabbricato da cui ha ricavato i soldi per fare i lavori in casa.

Il fronte ora si sposta sull’udienza in cui il giudice dovrà decidere se rinviare a giudizio o meno Nesti e Calarco con l’accusa di aver intimidito l’installatore della cassaforte per recuperare i 300mila euro.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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