Sicurezza
Fabio, avvelenato dal gas mentre dormiva
Gli amici: «Sempre positivo, amava l'informatica e le cene con gli ex compagni di classe»
SERAVEZZA. Il sorriso non lo abbandonava mai. Che fosse grande, accennato, o anche un po’ malinconico, il suo volto pulito e dolce sapeva accoglierlo sempre. Fabio prendeva la vita così: in maniera spensierata, guardandone solo il lato positivo. «Era il classico bravo ragazzo, uno che amava le feste e ritrovarsi con gli ex compagni di classe - ricorda chi lo aveva visto poco tempo fa - è incredibile che sia morto così».
Fabio Maccheroni, 43 anni, di famiglia versiliese a tutto tondo che ha lavorato e vissuto tra Forte, Pietrasanta e Seravezza, da un anno abitava a Querceta. Amava l'informatica, ne aveva fatto una professione con tanto di apertura di un’azienda tutta sua, la Innova, a Massa. A tradirlo la sua passione per i viaggi, la sua curiosità. Che in questi giorni lo aveva portato in vacanza a Trapani, meta di tendenza della bellissima Sicilia. È in un bed and breakfast del centro storico trapanese, l'Orchidea, che Fabio ha incontrato la morte. In una maniera incredibile. Perché la Procura di Trapani ipotizza che sia stato ucciso dalle esalazioni di monossido di carbonio, fuoriuscito dalla canna fumaria che attraversa lo stabile dove si trova il B&B. E che parte da un panificio sottostante. Ieri mattina sono stati messi i sigilli proprio al forno: quattro persone sono finite sotto inchiesta (leggi box a fianco) con l'accusa di omicidio colposo. L'amico di Fabio, Alessio Menicucci, 36enne di Cascina che era con lui, lotta ancora tra la vita e morte.
La tragedia è avvenuta nella notte tra lunedì e martedì. A trovare i due amici è stata la titolare del B&B. Sin da subito si è capito che c'era stato un avvelenamento, ma non era chiaro da cosa. Poi nel sangue di Alessio sono state trovate tracce di monossido di carbonio. E quello che appariva come un vero e proprio giallo ha cominciato ad avere contorni più chiari. Anche se va detto che quelle della Procura sono ipotesi che dovranno essere verificate. Resta la tragedia di una famiglia. Arrivata qui tanti anni fa da fuori Versilia, e apprezzata da tutti. Il padre di Fabio è il notaio oggi in pensione Emilio Maccheroni, titolare di uno studio conosciutissimo prima a Seravezza e poi a Pietrasanta. Resta il dolore degli amici, increduli e sconcertati. E che attendono notizie su quando il corpo di Fabio tornerà a casa. La sua grande passione era ritrovarsi coi vecchi compagni delle elementari, svolte dalle suore Canossiane a Forte. Un gruppo forte e unito, che si era incontrato anche al liceo scientifico fortemarmino. E che anche a tanti anni di distanza, si ritrovava a cena alla pizzeria Bresciani Carla, sempre a Forte. «Abbiamo creato un gruppo Whatsapp 73/74 per tenerci in contatto - dicono gli ex compagni - È su quel gruppo che Fabio aveva augurato per primo buon Ferragosto». A unirli ancora di più il fatto di aver perso tre amici, dei trentuno che frequentavano la classe di bambini alle Canossiane. "Fabio è il quarto, purtroppo - sospirano - quando abbiamo letto di ipotesi strane non ci abbiamo creduto neanche per un secondo. È sempre stato impeccabile sotto tutti i punti di vista. E gli piaceva vivere. Quando ci ha detto che sarebbe andato in Sicilia gli abbiamo risposto: sei sempre in giro a divertirti. Non è possibile che non ci sia più». (m.t.)
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