Il Tirreno

Pontedera

Quelle cateratte che sembrano la dimora di un re

L’immobile del Settecento che ospita il casello idraulico a San Giovanni alla Vena
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L’immobile del Settecento che ospita il casello idraulico a San Giovanni alla Vena

Un paese mobilitato per riportare all’antico splendore il casello idraulico di San Giovanni alla Vena risalente al 1757

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SAN GIOVANNI ALLA VENA. È molto di più di un luogo del cuore, così carico di storia. È una testimonianza del passato, di come si interveniva con opere idrauliche per regolamentare le acque di un canale ora inesistente. Le Cateratte Ximeniane, che molti conoscono anche come il casello idraulico di San Giovanni alla Vena, sono state scelte dalla Delegazione Fai (Fondo ambiente italiano) di Pisa tra i Luoghi del Cuore della provincia. "È stato fatto un grande lavoro di divulgazione e questa occasione di visibilità con il Fai è da sfruttare per avere una consapevolezza pubblica del valore di un bene comune", dice Margherita Giani, anima del Comitato Cateratte Ximeniane.

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L’imponente edificio, che si trova a San Giovanni alla Vena in via Due Ponti, ha affascinato molti cittadini che stanno sostenendo con la loro firma la petizione per valorizzare questo bene. Ma cosa sono le Cateratte Ximeniane? Siamo andati a fare una visita, con il sindaco di Vicopisano Juri Taglioli, l’assessore alla Cultura Catia Cavallini e alcuni membri del Comitato Cateratte Ximeniane: Margherita Giani, il presidente Paolo Manzo, Alice Mannocci, che gestisce la pagina Facebook delle Cateratte, e l'architetto Marco Forti che ci ha fatto da guida. Sono una testimonianza di archeologia industriale del 1700 che merita di diventare un luogo accessibile ai cittadini e un centro per la cultura di un territorio che va oltre i confini del comune di Vicopisano. Quando Lucca e Firenze erano due Stati e il loro confine passava in mezzo a un lago, chiamato lago di Sesto dalla parte lucchese e lago di Bientina dalla parte fiorentina, questo edificio era strategico.

"Un palazzo che, per chi ci passa davanti, si presenta come la dimora di un re nonostante l’abbandono e il degrado. Un grande stemma di marmo bianco di Carrara campeggia nel centro della facciata e, sotto, una lapide recita: Francesco Imperatore dei Romani e Granduca di Toscana volle questo palazzo davanti all’Arno esondante e aprì una via di comunicazione e commercio più facile per i navicelli. A.D. 1757", spiega Giani. Le strutture sono rimaste intatte e la vita dentro il casello demaniale sembra essersi fermata a quando l’edificio non è stato più utile ed è stato costruito l’emissario della Botte, che passa sotto all’Arno. Da allora tra queste mura è entrato l’abbandono. La polvere si annida tra le corde originali del 1700 che, attivate dai pesanti ingranaggi in legno, azionavano le tre cateratte. "È una testimonianza importante da lasciare in eredità alle generazioni di oggi, perché non c’è futuro senza memoria - dice Giani - È la storia dei paesi tra il Monte Pisano e il versante depresso dalla parte lucchese, tra l’Arno da una parte e l’Auser, una volta emissario del Serchio e immissario del lago più grande della Toscana. Il lago di Bientina tra i paesi sulle sue rive è vivo tutt’oggi: gli uomini hanno distrutto la sua forma naturale, dal 1860 è un canale artificiale che passa sotto all’Arno, nella Botte, e arriva al mare a Calambrone".

Il palazzo delle Cateratte è l’unica testimonianza di una storia lunga e complessa che resta a ricordarla, conoscenza importante idrogeologica di un territorio, una volta palustre, trasformato in agricolo. L’altro elemento di fascino, oltre alla facciata dell’edificio, è un macchinario di ingegneria idraulica in legno di quercia ideato dallo scienziato Leonardo Ximenes: utilizzato per meno di 100 anni, è integro e rimasto nella sua posizione originaria, è testimonianza storico-scientifica del 1700 "unica in Italia", dice Forti.

Come casello idraulico è stato abitato dalla Guardia dell’Arno e dalla sua famiglia fino al 1990, poi il Demanio lo ha chiuso e inserito in un elenco di beni vendibili. Fino a oggi il Comune di Vicopisano non ha presentato manifestazioni di interesse per partecipare all’acquisto, ma lo farà, ha spiegato il sindaco Taglioli, se l’iniziativa del Fai porterà gli aiuti economici necessari per dare nuova vita alle cateratte.

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