La manifestazione
Giallo sulla proprietà del campo rom
Il terreno non risulta essere del Comune. Si lavora allo sgombero: situazione delicata per la presenza di alcuni bambini
CASCINA. L’incendio che mercoledì ha distrutto baracche e roulotte nel campo nomadi di Navacchio ha aperto un grosso problema. Le conseguenze del rogo sono state così gravi che ora sarà difficile, sia per il Comune che per la Società della Salute, fingere di non conoscere il problema. La sindaca leghista Susanna Ceccardi è intenzionata a procedere con lo sgombero, mentre spunta un giallo sulla proprietà del terreno. Che non sarebbe del Comune, ma di privati.
Comunque, fatto sta - relazione dei vigili del fuoco lo ha detto chiaramente - che non si sono più i requisiti igienico sanitari e di sicurezza per tenere aperto, almeno nelle condizioni attuali, il campo di via del Nugolaio.
L’Asl, che ieri avrebbe dovuto fare un sopralluogo nell’area, non risulta che sia ancora intervenuta.
In mattinata alcuni rappresentanti delle famiglie rom che abitano a Navacchio hanno incontrato l’assessore al sociale Edoardo Ziello, presente una delle assistenti sociali che segue i rom dell’insediamento di via Del Nugolaio.
«Non tutte le famiglie vogliono restare lì – ha detto Ziello – C’è ci vuole uscire e lo farà in maniera autonoma. Ci sono nuclei familiari con bambini che frequentano le scuole e chiedono di essere assistiti».
Si procederà allo sgombero, non ci sono molti dubbi. I vigili del fuoco hanno segnalato la presenza di numerosi rifiuti speciali che dovranno essere rimossi. E la bonifica del terreno non potrà avvenire in presenza degli ospiti anche per ragioni di sicurezza. «Non possono lasciarci in queste condizioni», è la richiesta di una delle donne del campo rom.
L’altra sera, dopo il rogo, i vigili del fuoco sono rimasti a presidiare il campo in attesa di un nuovo intervento dei carabinieri. Il rom che, durante un litigio con altri parenti che vivono con lui, ha dato fuoco alla sua baracca usando uno straccio bagnato di benzina, ha minacciato di appiccare un altro incendio. Gli agenti della polizia municipale, infatti, in un primo momento lo hanno accompagnato al comando. Lo hanno identificato e denunciato per incendio doloso. Ma l’uomo, poco dopo, era di nuovo al campo e ha minacciato, sempre in preda all’alcol, di dare fuoco anche alle baracche e alla roulotte che si erano salvate dal rogo.
La situazione è tutt’altro che banale. La prefettura convocherà un comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica nei prossimi giorni. Stamani arriveranno alcune tende, non è ancora chiaro se della Croce Rossa o della protezione civile, dove potranno alloggiare i bambini del campo: sono una quindicina. Nonostante tutte le polemiche politiche sembra che l’amministrazione abbia trovato un punto fermo sulla tutela dei bambini.
Intanto si è aperto un caso tutto da decifrare. In questi anni, come abbiamo scritto anche ieri, il campo ha perso totalmente la sua vocazione originaria. Doveva servire per l’accoglienza di pochi nuclei. Invece è diventato una baraccopoli al pari di quelle abusive. Negli anni sono entrati altre famiglie senza alcun controllo effettivo della situazione e delle condizioni di vita, soprattutto dei bambini.
Non solo: ora si sente raccontare che non ci sono certezze sulla proprietà del terreno su cui insiste il campo. I responsabili dei vari uffici comunali che seguono la vicenda avrebbero fatto presente che il Comune non ha ancora definito gli aspetti che riguardano la proprietà dell’area. Che al catasto risulta di proprietà della famiglia Di Pede .
C’è chi sostiene - gli uffici tecnici sono al lavoro per capire cosa ci sia di vero in questa storia - che il Comune non abbia mai perfezionato l’atto di acquisto del terreno e che addirittura ci sia da pagare il saldo della cifra pattuita. La speranza è che siano solo voci di corridoio e che in queste ore saltino fuori gli atti. Anche perché nel frattempo sono trascorsi alcuni lustri.
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