Il Tirreno

Pontedera

Accusati di dodici rapine in un anno

Tre arrestati: due sono fratelli. Contestati colpi anche a Pontedera, Casciana e Lastra a Signa

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PONTEDERA. La base operativa a Cecina, i bersagli da colpire - 12 in tutto - a Livorno, ma anche a Pontedera, Casciana e Lastra a Signa, per un bottino totale di 80mila euro. E un modus operandi infallibile: rubare auto con le chiavi lasciate dai proprietari nel quadro, magari durante una breve pausa, e poi usarle per rapinare supermercati. La banda dei market per 14 mesi ha terrorizzato cassieri in mezza Toscana. A mettere fine ai colpi ci hanno pensato i carabinieri, dopo sei mesi di indagini. Tre gli arrestati, di cui due fratelli, tutti accusati di associazione per delinquere. I carabinieri del Reparto operativo di Livorno, coordinati dal colonnello Andrea Guidoni e dal capitano Michele Morelli, guidati dalla Procura, ieri hanno eseguito le misure di custodia cautelare contenute nell’ordinanza firmata dal giudice Antonio Del Forno del Tribunale labronico. Nei guai Dario Petriccione, 56 anni, residente da tempo a Cecina; il fratello Giuseppe Petriccione, 40, attualmente in carcere di Massa; il 59enne Ferdinando Lentini, ufficialmente residente a Meda (Milano), anche lui attualmente in carcere a Pisa. I fratelli come pure Lentini, originari della Campania, sono già conosciuti da tempo alle forze dell’ordine e secondo gli investigatori vivono di rapine, tanto da colpire anche nei permessi concessi nei periodi in cui sono detenuti.

In base alla ricostruzione dei militari, dal 10 gennaio 2015 al 14 marzo scorso, i tre avrebbero colpito a raffica i supermercati di Livorno, soprattutto i Tuodì (perché privi di telecamere), riuscendo a mettere a segno nove colpi a Livorno, uno a Pontedera, uno a Casciana e l’altro a Lastra a Signa. I carabinieri hanno illustrato ieri i risultati delle indagini, in una conferenza stampa tenuta dal comandante provinciale Roberto Riccardi.

Quei caschi di troppo. I carabinieri a febbraio iniziano a indagare sulle rapine che imperversano nei supermercati livornesi. Scavando nei precedenti, intercettano un particolare che fa drizzare le antenne e che permette a chi indaga di collegare gli agguati nei market ai Petriccione: l’anno scorso, in un posto di controllo a Pisa, i due fratelli sono stati fermati da una pattuglia in un’auto, a bordo della quale ci sono due caschi. Da lì gli investigatori approfondiscono le verifiche e cercano di ricostruire i movimenti dei due, che pare abbiano un complice (Lentini). La conferma che i tre lavorino insieme, per i militari arriva dalle intercettazioni telefoniche: “Quello che abbiamo fatto lo abbiamo sempre diviso in tre”, dice Lentini.

Questo permette agli investigatori di contestare a tutti l’associazione per delinquere. Giuseppe Petriccione ha solo questa accusa (non è mai stato identificato nelle immagini degli agguati), gli altri invece sono nel mirino anche per rapina aggravata, furto e ricettazione.

Ruoli ben divisi e auto rubate. Un’esatta divisione dei ruoli fra i tre, con un esecutore materiale (in alcuni casi due) armato di pistola e con gli altri a fare da palo e autista per la fuga: questo il modus operandi della banda. La base operativa invece era a Cecina, nella casa di Dario Petriccione. Individuato l’obiettivo, il rapinatore e l’eventuale complice facevano irruzione nell’esercizio commerciale, travisati con caschi o cappucci e, sotto la minaccia della pistola, si facevano consegnare il denaro. La fuga avveniva sempre a bordo di mezzi rubati. I tre, secondo i carabinieri, approfittavano della buona fede degli automobilisti per rubare le vetture quando loro, magari per comprare sigarette, lasciavano le chiavi a bordo. Furti che di solito venivano fatti nei paesini dell’entroterra, dove c’è più fiducia. E a volte una stessa auto veniva sfruttata per più colpi.

Due arresti durante le indagini. Ma non sempre la ciambella esce col buco: a marzo di quest’anno, Petriccione viene arrestato ad Agliana (Pistoia) per il furto di un’auto: il proprietario e lo insegue con la vettura di un amico e lo fa acciuffare. Stessa sorte tocca a luglio a Fernando Lentini, arrestato in flagranza dai carabinieri di Pisa per possesso di documenti falsi, mentre era su un bus diretto a Barcellona. In valigia, pistole giocattolo e maschere in lattice.

Decisive le telecamere. Ma a tradire i tre sono le telecamere a circuito chiuso di alcuni supermercati rapinati, minuziosamente analizzate dai carabinieri, oltre alle descrizioni fornite dai testimoni e alle intercettazioni telefoniche.

Lara Loreti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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