Lutto
Vince la causa con la Dna, ma i soldi non arrivano
L’odissea di un operaio sessantenne costretto anche a vendere la bicicletta, per mettere insieme i soldi necessari ad andare avanti dopo il licenziamento
PONTEDERA. Non ha più in gestione il magazzino ricambi della Piaggio da poco, ma la scia di problemi lasciati in provincia di Pisa dalla cooperativa Dna non accenna a finire. Dopo la vertenza, a tratti anche dura, avuta con i lavoratori di Pontedera, e la fine del rapporto con l’uscita dell’azienda dal magazzino, rimpiazzata dalla New Job di Sasso Marconi, nel Bolognese, torna alla ribalta la vicenda di un lavoratore di un magazzino della zona del Cuoio che aveva impugnato il licenziamento impostogli proprio dalla Dna, che gestiva la struttura. Mouhib Eddine Lancen, 60 anni, originario del Marocco, ma cittadino italiano, ha vinto la causa, ma a due anni dalla sentenza non ha ancora visto un soldo dei quasi 40mila euro del risarcimento che deve avere. E le sue condizioni economiche si stanno facendo davvero difficili.
In sostanza, il sessantenne contestava il fatto di essere considerato socio lavoratore, mentre in realtà era un dipendente a tutti gli effetti. Da qui la sentenza in suo favore pronunciata dal giudice del lavoro del Tribunale di Pisa che imponeva il reintegro. L’azienda gli ha proposto il trasferimento a Bologna e lui ha invece scelto il risarcimento. In pratica, ventiquattro mensilità lorde (9 riferite al periodo intercorso tra il licenziamento e la sentenza e 15 in base alla Legge Fornero). In tutto 37.960,35 euro.
«Mouhib Eddine Lancen ha esercitato il diritto di opzione, di conseguenza ha depositato ricorso per decreto ingiuntivo per ottenere il pagamento nei confronti della Dna del risarcimento del danno - spiega l’avvocato Miria Zucchelli che con la collega Giulia Sampieri, legali della Cgil, insieme all’avvocato Silvia Carloni, ha seguito la vicenda - L'esecuzione nei confronti della cooperativa è risultata ad oggi infruttuosa. Abbiamo tentato vari pignoramenti presso terzi. La sentenza ad oggi non ci risulta appellata. È stato comunque richiesta l'attestazione del passaggio in giudicato ed è comunque provvisoriamente esecutiva e dovrebbe essere eseguita».
Come avveniva al magazzino ricambi Piaggio fino a lunedì scorso, Dna lavorava nella struttura della zona del Cuoio su mandato di Lintel. Che aveva ricevuto il subappalto da Ceva la quale aveva l’appalto diretto dall’azienda proprietaria del magazzino. «Attualmente è pendente l'ennesimo pignoramento presso terzi al Tribunale di Roma nei confronti della Lintel e del Consorzio Made, di cui fa parte Dna - prosegue l’avvocato Zucchelli - L’udienza è fissata il 16 febbraio del prossimo anno».
Una data lontana che creerà ulteriori problemi al sessantenne. «Per andare avanti ho già dovuto vendere un bel po’ di cose - dice l’interessato - tra cui una bicicletta. Mi mancano i soldi per campare. Per fortuna ho mio figlio che un po’ mi aiuta. Ma ha una famiglia anche lui e non può fare i miracoli».
Da due anni Eddine Lancen non paga il mutuo della casa che ha comprato «quando c’era lavoro. Alla Dna non mi hanno dato neppure l’indennità di disoccupazione - racconta - Ora dovrò attendere il prossimo febbraio per sapere se avrò i soldi oppure se dovrò aspettare ancora. Intanto la banca mi manda avvisi di pagamento per il mutuo che io non posso saldare».
Anche se la sentenza del giudice del lavoro potrà fare giurisprudenza per le vertenze nel settore delle cooperative, per ora non è servita a fare giustizia.
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