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La burocrazia ferma i lavori della cassa di esondazione

La burocrazia ferma i lavori della cassa di esondazione

Il cantiere era stato aperto durante la campagna elettorale, poi lo stop La Sovrintendenza ha chiesto nuovo sondaggi di carattere archeologico

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CASCINA. Sulla cassa di esondazione di San Casciano durante l’ultima campagna elettorale per le amministrative è stato detto di tutto, di più. I lavori a questo punto avrebbero dovuto essere in fase avanzata. Invece no. Le ruspe, quelle utilizzate sui cantieri dei lavori pubblici, sono desolatamente ferme. Per cui con il primo temporale estivo di una certa entità, per non parlare delle conseguenze delle cosiddette “bombe” d’acqua, i cittadini di Cascina, sia che il Comune abbia un governo rosso o che lo abbia verde, si troveranno alle prese con gli stessi problemi. Insomma, il rischio degli allagamenti è più che concreto. Perché di fatto i lavori per realizzare la cassa di espansione (promessi da non si sa quanto tempo) non sono ancora iniziati. E la burocrazia sta facendo egregiamente la sua parte nel rallentare il cantiere. È stato così con l’ex sindaco Alessio Antonelli e la musica è la stessa con la leghista Susanna Ceccardi. Le ruspe, quelle fotografate alla vigilia delle amministrative, qualche scavo lo hanno fatto. Poi la soprintendenza alle belle arti di Pisa, come conferma il vicesindaco Michele Parrini, ha chiesto nuovi sondaggi, un approfondimento di carattere archeologico. E qui si è fermato tutto.

«Dovrà essere fatto l’appalto – spiega Parrini – non siamo in dirittura di arrivo anche se Antonelli in campagna elettorale aveva dato la cassa di esondazione come una cosa già fatta».

Insomma tutto cambia e niente cambia.

E pensare che si parla di questo intervento da anni. Sul sito del Comune la vecchia amministrazione lo ha presentato più volte e dava per certo l’inizio dei lavori tra la fine del 2015 e l'inizio del 2016, ovvero l'avvio del primo lotto di lavori per la realizzazione della cassa di esondazione lungo il fosso della Mariana Schippisi a San Casciano.

«Il Comune di Cascina ha infatti approvato il progetto esecutivo per la bonifica dagli ordigni bellici e per i saggi archeologici nell'area destinata ad accogliere la cassa, lungo via Stradello, per un importo complessivo di 120mila euro», è stato spiegato ai cittadini tanto tempo fa.

La bonifica dagli ordigni bellici e i saggi archeologici sono due interventi necessari prima di passare ai lavori veri e propri, il cui costo a carico del Comune è stato previsto in 511.500 euro.

La cassa servirà a contenere le piene del fosso della Mariana Schippisi che da via di Mezzo Nord attraversa San Frediano, San Casciano, Sant'Anna e San Giorgio e quindi si riversa nel Fosso Vecchio. Il Comune ha deciso di realizzare una cassa di esondazione munita di cateratte, con un intervento che interesserà una superficie di 16.600 metri quadrati, capace di contenere 16.300 metri cubi di acqua. La profondità della vasca di esondazione varierà da 1,4 metri a 2,3 metri.

La cassa di esondazione per le prossime piogge non ci sarà. Il Comune si è messo al lavoro per aggiornare il piano della protezione civile che è fermo al 2010.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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