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Pontedera

CiDiCi, nessuna speranza per cinquantuno lavoratori

CiDiCi, nessuna speranza per cinquantuno lavoratori

A settembre passeranno dalla cassa integrazione alle liste di mobilità «Molti di noi hanno un’età in cui è difficile trovare un altro posto»

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PONTEDERA. L'atto finale e definitivo di una storia gloriosa, ma anche problematica per lavoratori e azionisti, è stato celebrato ieri nelle stanze romane del dicastero del Lavoro, dov'è stata aperta la fase ministeriale, dopo che in quella sindacale non è stato trovato un accordo tra le parti per dare un futuro ai 51 lavoratori di Cidici srl che aveva preso il posto di Cdc spa dopo il concordato in continuità risalente al 2013. Col passaggio di ieri al Governo, di fatto, il curatore fallimentare conferma la mancanza di interesse per i rami d’azienda messi in vendita durante la procedura fallimentare, e dà il via alle lettere di licenziamento. Il 17 settembre scadrà la cassa integrazione e, da quel momento, ogni giorno sarà buono per ricevere il documento che sancisce la fine del rapporto di lavoro con Cidici srl che, dopo essere rimasta senza beni immobili, rimane anche senza dipendenti, definendo una fine assolutamente ingloriosa.

Cinquantuno dipendenti, che fino a ieri erano in cassa integrazione, entrano quindi nelle liste di mobilità con l’obiettivo d’insediarsi nella procedura fallimentare con l'etichetta di "creditori privilegiati", insieme a circa 2.600 creditori, di cui 400 già ammessi dal curatore Stefano Garzella. Una nuova udienza sarà convocata a breve, ma nel frattempo c'è da registrare la perdita di altri posti di lavoro. Della cinquantina che perderanno lo status di "cassintegrati", la maggior parte vivono in Valdera e hanno un’età in cui è difficile essere ricollocati. Per l'economia del territorio non è certo una bella notizia.

In parte è una fine già scritta. Da tempo si sapeva che l'epilogo non sarebbe stato a lieto fine. Ma dal settembre del 2015, quando è stato chiaro che la nuova società sarebbe andata verso la liquidazione per mancanza di soldi da destinare alla necessaria ricapitalizzazione, la speranza non ha mai abbandonato sindacati e dipendenti per una eventuale cessione dei vari rami d'azienda, in modo da offrire una continuità occupazionale. «L’origine dell’incontro al ministero è proprio questa - spiega Ombretta Pieracci della Cgil - perché davanti all’assenza di interesse per i rami d’azienda, che avrebbero permesso ad alcuni lavoratori di trovare una nuova occupazione, abbiamo solo potuto prendere atto della fine di ogni speranza per gli ormai ex dipendenti. Purtroppo sono stati proprio i lavoratori a pagare il prezzo più alto, perché dirigenti e quadri che sono usciti prima del tracollo hanno avuto le adeguate tutele per vedere garantiti i loro interessi».

Circa 40 lavoratori hanno scelto l’uscita da Cidici con la mobilità volontaria, trovando una nuova occupazione in alcune aziende concorrenti. La situazione, invece, sarà molto difficile per i 51 lavoratori rimasti appesi al filo della speranza di poter trovare un nuovo posto. «Oltretutto molti di noi hanno cinquant’anni e non sarà per niente facile - spiega Fabrizio Barsottelli che ha lavorato in Cdc fin dal 1989 - Conosco tutta la storia dell’azienda e ho vissuto in prima persona l’ascesa e la discesa di una realtà che sembrava davvero speciale. Quando ci fu la quotazione in Borsa, molti di noi furono convinti a trasformare parte del trattamento di fine rapporto in azioni. Ma poco dopo vedemmo andare in fumo i nostri soldi. Così come abbiamo sempre criticato le scelte fatte dalla dirigenza, quando esisteva ancora Cdc, e quelle messe in pratica da Cidici che, a fronte di un centinaio di dipendenti, aveva mantenuto sei dirigenti e venti quadri. Troppi per una realtà che doveva solo fare economia e ridurre i costi. Insomma, siamo delusi e amareggiati per com’è andata a finire. Anche perché ci aspettavamo qualcosa in più rispetto alla possibilità di trovare una nuova occupazione».

Andreas Quirici

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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