Sicurezza
Ricorso respinto dal Tribunale Petroni resta agli arresti in casa
PISA. Fabio Petroni resta agli arresti domiciliari. La quarta sezione collegiale del Tribunale di Roma ha respinto l’istanza di revoca della misura cautelare presentata dall’avvocato Massimo Krogh...
PISA. Fabio Petroni resta agli arresti domiciliari. La quarta sezione collegiale del Tribunale di Roma ha respinto l’istanza di revoca della misura cautelare presentata dall’avvocato Massimo Krogh nei giorni scorsi. Un’iniziativa rivolta alla corte davanti alla quale Petroni, con altri tre imputati, da oltre un anno deve rispondere dell’accusa di bancarotta fraudolenta per distrazione. Il processo è alle battute conclusive dopo aver ascoltato quasi tutti i testimoni indicati da accusa e difesa.
«Faremo ricorso». Il legale dell’imprenditore romano annuncia che a breve presenterà un secondo ricorso, stavolta al Tribunale del Riesame per ottenere la libertà per il suo assistito. «Sull’istanza di revoca dei domiciliari il giudice si è pronunciato negativamente – spiega l’avvocato –. A questo punto faremo appello al Tribunale del Riesame».
Riguardo alle dimissioni di Gattuso, il difensore del patron di Terravision non ha avuto modo di confrontarsi con il suo cliente uscito dall’ospedale lunedì 25 luglio e passato direttamente ai domiciliari nella sua residenza romana dopo il no del Tribunale all’ipotesi della villa in Maremma.
«Petroni sta tranquillo a casa sua – informa –. L’ho sentito, ma non su questo episodio. È in attesa di eventuali soluzioni a lui più favorevoli. È un momento di attesa su cui è difficile fare commenti o previsioni».
L’arresto. Per la Procura romana e la Guardia di finanza a cui sono state affidate le indagini, Petroni, nonostante l’amministrazione giudiziaria disposta per due aziende del suo gruppo, sarebbe riuscito a distrarre fondi con operazioni eseguite di recente.
Arresto e sequestri. Si tratta della Terravision H.R. & Services Srl, e Alivi- sion patrimoni e servizi di Petroni Fabio Sas. Oltre agli arresti domiciliari, la magistratura ha provveduto anche a un corposo sequestro di conti, licenze e beni aziendali con relativa nomina di un amministratore giudiziario per garantire continuità aziendale e posti di lavoro di un gruppo che fattura 35 milioni di euro l'anno. Sono le licenze dei trasporti di linea Roma-Ciampino-Fiumicino, Pisa/aeroporto-Firenze e Orio al serio-Milano; conti correnti bancari e altri rapporti finanziari; contratti commerciali e beni aziendali tra cui 29 autobus di linea e 2 auto. Un intervento che, nelle intenzioni della Procura, permette di vincolare i beni a garanzia dei creditori del fallimento.
Crac da 25 milioni di euro. Le indagini e i guai per Petroni nascono con il crac della "Terravision Rome Airport Scarl" il primo febbraio 2013 per un passivo di 25 milioni di euro. Un filone di inchiesta che nella primavera 2015 ha portato a giudizio l'imprenditore per bancarotta fraudolenta per distrazione. Il processo è alle ultime udienze. Per la Finanza almeno 9,1 milioni di euro an- ziché prendere la strada di Fisco e Inps sarebbero finiti nella disponibilità di moglie e figlia di Petroni.
Per l'ultimo fronte concluso con arresto e sequestri, i finanzieri sono convinti che «gli amministratori di alcune società si siano sottratti al pagamento di ingenti debiti tributari e previdenziali, attuando manovre elusive volte a rendere sostanzialmente inefficace la procedura di riscossione coattiva».
Bilanci in utile. Contesta su tutta la linea l’impostazione dell’accusa, l’imprenditore e presidente del Pisa che resta ai domiciliari. «Nei giorni scorsi è stato approvato il bilancio 2015 della società che in Italia si occupa del trasporto, predisposto dagli stessi amministratori giudiziari - con un utile di oltre 300mila euro - senza che la proprietà abbia apportato modifiche o sollevato obiezioni in sede di assemblea – hanno fatto sapere dall’ufficio legale di Terravision –. Desideriamo difendere fino in fondo l'immagine e la credibilità del gruppo Terravision, sapendo ben distinguere dove inizia e finisce l'azione della magistratura e dove, per contro, s'insinua attraverso distorte e infondate notizie il rischio di speculazioni da parte della cosiddetta concorrenza».
Pietro Barghigiani
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