Il Tirreno

Pontedera

Letame contro Enrico Rossi, l'allevatore Cialdini non si pente

Luca Daddi
L'allevatore Giovanni Cialdini
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L'allevatore Giovanni Cialdini

San Miniato: «Con quella legge regionale stanno rovinando me e tanti altri macellatori, ma se il governatore risolve il problema gli stringo la mano domattina»

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SAN MINIATO. Signor Cialdini, si è pentito di aver lanciato letame contro il governatore Rossi alla Festa provinciale dell'Unità a San Miniato Basso giovedì sera 28 luglio?

«Pentito? Per niente. Molti mi hanno stretto la mano per quello che ho fatto».

Ma come? Non chiederà scusa?

«Se il presidente mi garantisce di risolvere il problema che riguarda me e tantissimi altri cittadini, sono pronto a stringergli la mano domattina».

Colline di San Miniato. Siamo nell’azienda di Giovanni Cialdini, 60 anni, allevatore di ovini, siciliano di Caltanissetta arrivato qui trent’anni fa proveniente da Milano dove lavorava nell’edilizia. Il problema di cui parla - e che l’ha spinto all’aggressione contro il presidente della Regione, gesto che gli costerà una denuncia - è una normativa che gli impedisce di macellare più di 40 capi all'anno, mentre lui ha costruito una struttura per la macellazione islamica che può “lavorare” 80 capi all’ora. Ha speso 80mila euro - racconta - e ora non riesce ad ammortizzare l’investimento per «una interpretazione» della legge. Gli diciamo che il gesto compiuto l’altra sera è inqualificabile, da condannare senza appello. Ma è un dialogo tra sordi. Cialdini è convinto di essere nel giusto.

Come le è venuto in mente di gettare letame? È un atto vile.

«Escrementi di pecora, per la precisione, contenuti in un frigorifero portatile. Io l’altra sera volevo soltanto dire le mie ragioni, spiegare che Rossi sta affossando noi allevatori. Invece lei, giornalista, non mi ha fatto parlare».

Che c’entro io? Moderavo il dibattito. Io le ho detto che quella non era la sede adatta per le sue rivendicazioni. Stavamo per presentare il libro di Rossi, “Rivoluzione socialista”. Lei avrebbe potuto parlare con il governatore a dibattito concluso. E le ho tolto il microfono perché con le parole stava esagerando. Poi è successo il resto.

«Che senso aveva incontrare Rossi alla fine, senza pubblico? Stava al governatore intervenire e lasciarmi parlare. Sapevo che non sarebbe successo, allora mi ero preparato».

VIDEO Ecco perché ho lanciato il letame a Rossi

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Con il letame?

«Sì. Sono disperato. Che deve fare un cittadino per farsi ascoltare? Aspetto da dieci anni che la Regione e il Comune risolvano un problema, che non è solo mio, ma di tutti gli allevatori e di tanti musulmani. Rossi, che conosco e del quale sono stato un grande elettore, non mi riceve. L’ultima volta la segreteria mi ha fissato un appuntamento con l'assessore Saccardi che non s’è presentata. C’era un dirigente che ha liquidato me e l’assessore Gozzini di San Miniato in cinque minuti».

Lei chiede una deroga ai limiti della macellazione. Ma la legge è legge. Uguale per tutti. Perché il presidente Rossi dovrebbe venirle incontro?

«La questione non riguarda solo me. Una deroga intelligente la si può fare: un solo giorno l’anno per la cosiddetta pasqua islamica. Invece nemmeno quella. C’è un’incapacità d’intendere e volere intorno a questa vicenda. Ho avuto incontri su incontri, ho parlato con gli amministratori di San Miniato, con consiglieri regionali, con stretti collaboratori di Rossi. Nulla da fare. Intanto, però, le nostre aziende vengono ipotecate e gli allevatori non ce la fanno più ad andare avanti».

Lei dice d’essere un grande elettore di Rossi, ma poi gli lancia letame. Da dove nasce tanto odio?

«Lui è stato a cena a casa mia. Guardi le foto alle pareti. Quello (ne indica una, ndr) è Rossi con Leonardo Domenici. E in un’altra c’è Massimo D’Alema. Io sono comunista da tre generazioni, anche se non ho mai preso la tessera del Pd. In questa casa ho organizzato cene di campagna elettorale con centinaia di persone. L’ho fatto per Rossi e per i sindaci di San Miniato. La prima volta che sollevai il problema della macellazione e della mancanza di norme adeguate fu quando Rossi era assessore alla Sanità. Lo incontrai alla Festa dell’Unità mentre cuocevo le bistecche. Poi è stata fatta una legge regionale. È giusta nei principi. Ma c’è quella norma dei 40 capi che impedisce alle aziende di lavorare. Eppure basterebbe una deroga. Il musulmano che compra un agnello sostiene l'allevatore, paga la macellazione, paga il controllo del veterinario, paga l’Iva e soprattutto non inquina. Perché l’alternativa è la macellazione clandestina».

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Ammesso e non concesso che lei abbia qualche ragione, si rende conto della gravità del suo comportamento?

«Ripeto: che deve fare un cittadino per farsi ascoltare? Ho letto che Matteo Renzi è solidale con Rossi. Le chiedo una cortesia: faccia sapere a Renzi perché ho compiuto questo gesto».
 

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