Il Tirreno

Pontedera

TEATRO DEL SILENZIO

di Andrea Lanini
TEATRO DEL SILENZIO

LAJATICO. Nel pomeriggio, gli strumentisti dell'Orchestra del Carlo Felice iniziano ad accordare alle 18,30, quando il sole sulle colline di Lajatico è ancora alto. Dietro di loro, troneggia il...

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LAJATICO. Nel pomeriggio, gli strumentisti dell'Orchestra del Carlo Felice iniziano ad accordare alle 18,30, quando il sole sulle colline di Lajatico è ancora alto. Dietro di loro, troneggia il grande elefante che la fantasia dello scultore Marco Lodola fa impennare verso l'alto, la proboscide allegramente fiera puntata verso un cielo limpido che tra poco sarà stellato. Sullo sfondo, una variegata, camaleontica scenografia dal sapore felliniano. Ricorda il finale di "Otto e mezzo". Ed è perfetta per "Le Cirque", il nuovo sogno di una notte di mezza estate di Andrea Bocelli, in scena stasera a Lajatico, per l'undicesima edizione del Teatro del Silenzio, il nuovo appuntamento col fascino della terra che al Maestro ha dato i natali.

Dal podio, il direttore Marcello Rota dà le prime indicazioni. Con la voce accenna le parole che Rigoletto canta nel duetto con Gilda, "lasciare potremo quest'aura funesta...", indica ai fiati il carattere che vuole per le note di Verdi. Poi, la marcia trionfale dell'"Aida". Poi i motivi indimenticabili che Nino Rota, nonno di Marcello, scrisse per Fellini. La ricchezza di senso di ciò che accade sul palcoscenico, in mezzo all'anfiteatro naturale circondato dalla campagna ora al tramonto, continua a salire.

Tutti aspettano Bocelli, il padrone di casa. Che arriva su una carrozza trainata da un cavallo bianco per le prove generali a cui assistono quasi duemila persone. Intanto, in uno dei bar approntati per accogliere i visitatori, Elisa, Margherita e Jenny danno briglia sciolta al loro inglese. Tony Renis, uno degli ospiti vip, e il direttore artistico Alberto Bartalini, guardano sbalorditi i giochi di prestigio che un collaboratore fa con le carte. Anche il pianoforte sul palco è circense: è dipinto con striature di zebra. Stasera lo suonerà Giovanni Allevi. Ma ora non c'è, tra poco lo sostituirà, degnamente, of course, il maestro Carlo Bernini, storico collaboratore di Bocelli. Il ballerino e scenografo Luca Tommassini, regista dello show, controlla ogni dettaglio della macchina scenica, spostandosi da una parte all'altra del grande apparato che si illumina sempre più col calare della luce. Cresce il pubblico. Cresce la babele di lingue che attraversano l'aria. L'elettrica eccitazione di sempre, prima dell'arrivo delle star. Oltre a Bocelli, il celebre soprano coreano Sumi Jo e il leggendario baritono Leo Nucci. Che - un'altra nota azzeccata, in questo caleidoscopio circense - esordirà col prologo dei "Pagliacci". «Sì, inizierò con quello», ci racconta il maestro Nucci. «"E voi, piuttosto che le nostre povere gabbane d'istrioni, le nostr'anime considerate". Una frase che racconta il mestiere dell'artista».

Una sfida. Affrontare il pubblico lo è sempre. Ci vuole intesa, feeling. Gli equilibri di duetto operistico sono come una presa volante tra due trapezisti che volteggiano senza rete sotto. Bisogna aiutarsi, sostenersi. «Andrea, come partner artistico, è l'ideale. Ti ascolta davvero, profondamente. Per questo mi piace così tanto cantare con lui», ci spiega Sumi Jo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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