Il dolore
L’export del Valdarno ha numeri in positivo
I settori del cuoio e della meccanica dimostrano una buona capacità di tenuta Soffre il fronte asiatico ma sono crescita i mercati europeo e americano
SANTA CROCE. Malgrado il contesto non roseo delle esportazioni italiane, parlano di una consolante accelerazione del distretto conciario i dati resi pubblici in questi giorni dal centro studi della Camera di commercio di Pisa. In un territorio pisano in cui l’export è quasi dimezzato rispetto a quello di fine 2015 (-0,4%) il cuoio, insieme alla meccanica, sta dimostrando infatti secondo gli analisti del settore una buona capacità di tenuta, anche a fronte del rallentamento dei dati regionali, comunque positivi (+0,9%).
A favorire i numeri del distretto santacrocese, in affanno sul fronte asiatico, sono le domande provenienti dal mercato europeo e americano, che vedono tutto sommato il cuoio attestarsi su un +1,9% appena dietro al settore trainante di tutta l’industria pisana che, in linea con i dati degli ultimi periodi, si conferma la meccanica. Tornano infatti a crescere, dopo oltre due anni, le calzature (+2,4%) grazie all’ottima performance nel mercato Usa. Calano in valore le vendite di prodotti per la concia (-3,7% cuoio greggio e -9,6% quello conciato) mentre aumentano gli acquisti oltreconfine di macchine di impiego generale, che raggiungono i 33 milioni di euro e del comparto delle altre macchine per impieghi speciali indice, forse, di una ripresa degli investimenti. Luci e ombre si riscontrano anche nella domanda di beni di consumo: se da un lato l'import di calzature cede il 12,4%, dall'altro gli articoli di abbigliamento guadagnano oltre 19 punti percentuali. «I dati sull’export pisano - per il presidente della Camera di Commercio pisana Valter Tamburini - se messi a confronto con quelli regionali e nazionali, raccontano di un'economia ancora in grado di farsi valere. Come Camera di commercio di Pisa, stiamo lavorando senza sosta per portare all'estero un numero sempre maggiore di imprese operanti in settori diversi. Lo facciamo perché siamo consapevoli che una maggiore differenziazione settoriale ci renderà meno vulnerabili agli shock».
Restano, ovviamente, tutti i dubbi della fase in corso a livello internazionale, che come già dichiarato tempo fa anche dal presidente di Assoconciatori Piero Maccanti potrebbero risentire in qualche modo, fra le altre cose, dell’uscita dall'Unione Europea del Regno Unito, almeno per quel tanto che i comparti conciario e calzaturiero dipendono da un prevedibile altalenare del rapporto euro-dollaro: unica "malattia" fattivamente prevedibile per un settore che da tempo cerca la ripresa negli investimenti sulle firme di seconda fascia e, soprattutto, nel mercato statunitense, tendenzialmente preferito ormai a quello con a capo Parigi.
Nilo Di Modica
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