Italia
Morì nel Tevere, verso la riapertura del caso
Collegamenti tra la fine dell’artista di strada di S. Croce e l’annegamento dello studente Usa
SANTA CROCE. È all’attenzione del pubblico ministero romano Francesco Scavo l’istanza di riapertura delle indagini sulla morte di Federico Carnicci, l’artista di strada ed ex operaio di Santa Croce sull’Arno di 27 anni deceduto nel luglio scorso in circostanze molto simili a quelle di Beau Solomon, lo studente morto affogato dopo essere stato scaraventato nel fiume Tevere da un senzatetto.
Carnicci, separato e padre di un bambino, aveva deciso di licenziarsi e di tornare nella capitale per vivere come artista di strada. Il 7 luglio 2015, di lui si erano perse le tracce, 10 giorni dopo il suo cadavere era riemerso nelle acque del Tevere.Nell’atto in cui si chiedono nuove indagini l’avvocato della famiglia di Carnicci, Carmine De Pietro, cita quanto sarebbe emerso nelle scorse settimane da alcune indagini difensive e in particolare alcuni elementi che collegherebbero la scomparsa di Carnicci allo stesso ambiente nel quale si sarebbe consumato l'omicidio dello statunitense. Nell’istanza si fa riferimento a quanto riferito da un testimone. Il senzatetto arrestato per il caso Solomon, Massimo Galioto, avrebbe detto in passato, prima della vicenda di Carnicci, di aver affogato nel Tevere due persone per una questione di debiti. In particolare, lo stesso testimone, ascoltato prima dei tragici fatti legati a Solomon, avrebbe riferito che Galioto, nel corso della medesima conversazione, avrebbe detto che «ogni tanto i toscani vanno affogati». Queste dichiarazioni dovranno essere ora vagliate dal pm della procura capitolina. Nel documento depositato negli uffici di piazzale Clodio, inoltre, si cita un secondo testimone che avrebbe invece riferito di aver appreso da Carnicci di un litigio avuto da quest’ultimo con Galioto e un terzo senzatetto. In quel caso, la lite sarebbe scoppiata per una serie di furti subiti dal giovane artista di strada nella sua tenda.
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