Sicurezza
L’ex partigiano ritrova il suo zaino
Il proprietario rintracciato da due cultori di cimeli tra cui un santacrocese
PRATO. In quello zaino verde di tela resistente, consumato dal tempo e sbiadito dal sole di montagna, c'era tutta la sua vita: una grande coperta per trovare riparo, qualcosa da mangiare e un po' da bere. L'essenziale per vivere, anzi per sopravvivere, sul crinale della linea Gotica e per suonarle ben bene ai nazifascisti all'occorrenza.
Era uno zaino a sei tasche per caricatori da 42 pallottole ciascuno che ha fatto il giro di chissà quante bancarelle di mercati e fiere, su e giù per lo Stivale.
Loris, nome di battaglia Piero, storpiato in "Pier" dagli inglesi, se l'era fatto cucire apposta. Il suo "giubbotto", come lo chiamava, non lo rivedeva da quando alla fine del 1944 lo riconsegnò a Modena al comando alleato.
Lo ha ritrovato ieri mattina, nella sede dell'Anpi di piazza San Marco, ed è stato subito un sussulto al cuore, un vortice di emozioni e ricordi sepolti e risvegliati da quell'oggetto che odora di vita vissuta. Era in un sacchetto arancione, il "dono" di due giovani di Follonica e Santa Croce sull'Arno che, in una sabato mattina di metà luglio, hanno deciso di venire a Prato per restituire quel cimelio di guerra al suo legittimo proprietario. Ma il partigiano Loris, classe 1926, non lo sapeva. Non poteva immaginare che Andrea Bendoni e Marco Brandolini, l'uno di Follonica e l'altro di Santa Croce, amici appassionati di ricerche storiche, fossero lì per lui.
«Loris, questi due ragazzi hanno qualcosa per te», ha esordito la presidentessa dell'Anpi provinciale Angela Riviello che ha organizzato l'incontro a sorpresa. E giù con le lacrime quando Loris Pacini, quasi 90 anni e non sentirli, ha toccato con mano il suo "giubbotto" che per un momento ha quasi disconosciuto come per un meccanismo psicologico di rimozione. Vai a sapere il carico di dolore contenuto in quel pezzo di stoffa e di vita del 1944. Le tasche per i caricatori erano state evidentemente smontate ma il nome ancora ben scolpito sulla parte superiore dello zaino non poteva ingannare. "Loris Pacini, Firenze-Prato". Si legge anche una frase da cui è possibile recuperare solo due parole: "giorni tristi".
Ed è come riavvolgere il nastro della Storia nella sede dell'Anpi quando Loris si mette a raccontare le sue peripezie con lo zaino in spalla.
I grandi occhi blu di Loris fissano lo zainetto in mezzo al tavolo, spuntato sei mesi fa da una bancarella di un quartiere fiorentino non precisato. Andrea di Follonica, di professione impiegato, l'ha recuperato dalle mani di Claudio, un amico di Firenze.
Sono tutti appassionati di ricostruzioni storiche, così come Marco, l'altro amico di Santa Croce. Un mese fa hanno telefonato alla sede dell'Anpi pratese, dove aver digitato su Google il nome di Loris Pacini. Che inevitabilmente rimandava a Prato. (m.l.)
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