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Dramma popolare in piazza del duomo fino al 20 a san miniato

Dramma popolare in piazza del duomo fino al 20 a san miniato

SAN MINIATO. Fu la cronaca di una morte annunciata. Monsignor Romero sapeva che prima o poi l'avrebbero fatto fuori. «Spero solo che, quando ci proveranno, non vengano colpiti innocenti», disse una...

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SAN MINIATO. Fu la cronaca di una morte annunciata. Monsignor Romero sapeva che prima o poi l'avrebbero fatto fuori. «Spero solo che, quando ci proveranno, non vengano colpiti innocenti», disse una volta. Così fu: l'esecuzione, spietata nella sua chirurgica precisione, avvenne quando Óscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, capitale della repubblica di El Salvador, America centrale, officiava la messa. Crollò davanti l'altare. Era il 24 marzo 1980. Un proiettile per ridurre al silenzio un prete scomodo che stava dalla parte dei poveri, degli emarginati, degli ultimi. E che oggi, grazie a papa Francesco, è beato.

Fede e coraggio: una storia che la Fondazione Istituto Dramma Popolare di San Miniato ha scelto di raccontare ne "Il martirio del pastore", in prima nazionale in piazza del Duomo, con repliche fino al 20, dopo la prima di venerdì, nell'edizione in cui si festeggiano i 70 anni del teatro dello spirito a San Miniato. E la scelta, spiega il presidente della Fondazione Marzio Gabbanini, «è carica di significati. Per il suo settantennale, il Dramma Popolare ha cercato la più completa aderenza agli obiettivi che si posero, nel '47, i fondatori di questo teatro ancora unico in Italia: scuotere le coscienze».

Gli ultimi tre anni della vicenda umana e spirituale di un religioso che voleva scuotere le coscienze. "Il martirio del pastore" racconta di questo. Il testo, di Samuel Rovinski, è stato tradotto e adattato da Eleonora Zacchi, che figura tra gli interpreti principali, con Antonio Salines, Edoardo Siravo, Gianni De Feo, Riccardo De Francesca, Fabrizio Bordignon, Alessandro Scaretti, Michele De Girolamo, Marco De Francesca, Gabriella Casali. La regia è di Maurizio Scaparro. Che, nelle sue note, sottolinea l'attualità del "caso" Romero, ancora aperto: «Le sue denunce contro la violenza, le torture e le sparizioni, le sue scarpe impolverate e il suo stare sempre dalla parte di chi ha bisogno, hanno fatto di lui un prete scomodo. Oggi per la Chiesa è un martire, per i campesinos sudamericani e per chi ama la sua figura, un santo da diversi anni. Alla sua gente aveva promesso: "Se verrò ucciso, risorgerò nel mio popolo"». Il 23 marzo 1980, il giorno prima di morire, l’ultima omelia Romero: «Un appello agli uomini dell'esercito e in concreto alla guardia nazionale della polizia della caserme: fratelli, siete dello stesso popolo, ammazzate i vostri fratelli campesinos. Davanti all'ordine di ammazzare dato da un uomo deve prevalere la legge di Dio che dice “non ammazzare”. Nessun soldato è tenuto ad obbedire a un ordine che va contro la legge di Dio».

Andrea Lanini

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