Sicurezza
Condanna a otto anni per lo stupro in villa
Festino con giallo: Mattia Rizza ed Edoardo Nieri giudicati colpevoli
PONTEDERA. Riconosciuti responsabili dello stupro in villa. Dopo un’ora e mezzo di camera di consiglio, il primo collegio della sezione penale del tribunale di Pisa - presidente Pietro Murano, giudici a latere Eugenia Mirani e Raffaella Poggi - ha condannato a 8 anni di reclusione Mattia Rizza ed Edoardo Nieri, i due ventenni di Pontedera accusati di stupro di gruppo per avere avuto entrambi rapporti sessuali con una loro amica, durante una festa in una villa a Santa Maria a Monte, due estati fa. Violenza avvenuta dopo che la parte offesa, secondo quanto sostiene l’accusa, era stata indotta a bere una bibita in cui, ad insaputa della giovane, era stata aggiunto il Ghb, la cosiddetta droga dello stupro.
Il tribunale - alla lettura della sentenza era presente anche il procuratore capo di Pisa, Alessandro Crini - ha condannato i due imputati a risarcire la vittima in sede civile stabilendo il pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva di 80mila euro.
I giudici, dunque, hanno riconosciuto la validità dell'impianto accusatorio supportato dalle consulenze tecniche della Procura di Pisa circa la presenza della droga nella bibita offerta alla vittima durante una serata in piscina nella villa del nonno di uno dei due, nel luglio 2014. Inoltre deve avere pesato - anche se le motivazioni della sentenza si conosceranno tra 90 giorni e quindi solo allora si potrà capire - l’esito della perizia disposta dal tribunale dopo che la difesa sembrava essere riuscita a ribaltare le accuse con la super-consulenza affidata alla professoressa Elisabetta Bertol. La docente di tossicologia forense all’Università di Firenze era giunta a conclusioni diametralmente opposte a quelle dell’accusa. Il Ghb presente nelle bottigliette della bevanda sequestrate nella villa di Santa Maria a Monte, secondo Bertol, che è considerata una delle massime esperte nello studio degli effetti del Ghb, è presente in percentuali equivalenti a quelle che si trovano nelle bottigliette normalmente in commercio. Una conclusione che non deve avere convinto i giudici. Del resto, tale conclusione era poi stata smontata dai periti nell’udienza del 20 maggio, forse quella determinante rispetto all’esito del processo.
All’udienza di lunedì scorso il pubblico ministero, Aldo Mantovani, aveva chiesto una condanna a 9 anni di carcere per la violenza sessuale aggravata dalla cessione della sostanza stupefacente. E l’avvocato della parte civile, Antonio Cariello, aveva contribuito a tratteggiare un profilo degli imputati in chiave non certo positiva, leggendo in aula i testi dei messaggi che i due giovani si erano scambiati su una chat prima e dopo il sesso di gruppo.
Ieri il tribunale, a carico di Rizza e Nieri, ha disposto anche l'applicazione della misura di sicurezza dell'obbligo di comunicare - per la durata di un anno - alla polizia giudiziaria il luogo di residenza ed eventuali spostamenti. Agli imputati sono state applicate l'interdizione legale per la durata della pena e perpetua dai pubblici uffici.
Il gelo ha accolto la sentenza nell’aula di tribunale affollata.
Le difese dei ragazzi avevano chiesto l'assoluzione perché «non c’è la prova del reato», ha concluso la lunga arringa l’avvocato Tullio Padovani. Per gli imputati, dopo l’arringa del professore e degli altri legali, sembrava ci potesse essere uno spiraglio, specie dopo che il pm aveva rinunciato a replicare.
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