Il Tirreno

Pontedera

MAGLIETTE CON LE FOTO DI SARA E LORENZO

di SABRINA CHIELLINI

di SABRINA CHIELLINI Non bisogna avere paura di morire, ma di non cominciare mai a vivere». Un inno alla vita e alla felicità, sotto a una foto di Lorenzo e Sara stampate sulle t-shirt bianche,...

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di SABRINA CHIELLINI

Non bisogna avere paura di morire, ma di non cominciare mai a vivere». Un inno alla vita e alla felicità, sotto a una foto di Lorenzo e Sara stampate sulle t-shirt bianche, indossate dal fratello e dagli amici nel giorno del funerale di Sara Cicciotto, di Ponsacco, morta a soli 17 anni, per le conseguenze di un incidente stradale avvenuto a Pontedera in via delle Colline per Legoli e costato la vita anche a Lorenzo Malacarne, 18 anni.

Straziante, ieri, il momento dell’addio alla studentessa del liceo linguistico “Montale” di Pontedera. La chiesa di San Giovanni Evangelista non ce la faceva a contenere le centinaia di persone arrivate a Ponsacco per dare l’estremo saluto alla sfortunata adolescente in una giornata afosa. Alla fine delle esequie una ragazzina è stata colta da malore e trasportata all’ospedale con l’ambulanza. Vicino ai genitori di Sara, Maria e Nino, c’erano anche quelli di Lorenzo, uniti dalla prematura scomparsa dei figli che erano abituati a vedere sempre insieme. Perché Sara e Lorenzo erano inseparabili. E all’omelia, monsignor Renzo Nencioni, si è rivolto proprio ai ragazzi colpiti dall’improvvisa scomparsa di Lorenzo e Sara.

Troppo giovani per morire, così all’improvviso, con ancora mille sogni e progetti da realizzare. «A 17 anni c’è solo voglia di vivere – dice il parroco – Stasera dimostrate la vostra voglia di vivere», pensando a Sara. Impossibile non ricordare, davanti a quella bara bianca coperta di fiori, al centro della chiesa, al grande atto di amore compiuto dai genitori che hanno autorizzato l’espianto degli organi. «Il vostro – sottolinea il parroco – è stato un meraviglioso esempio di generosità e di altruismo. Avete fatto in modo che Sara possa vivere in altre persone, è una sfida alla morte. Grazie per averci dato questo esempio da seguire».

«Anche la morte sembra impazzita, pare non rispettare più le regole del gioco», osserva monsignor Nencioni, riflettendo sulle morti violente o per incidenti. Troppe persone che ci lasciano in giovane età.

Prendendo come esempio il profondo legame di amicizia che c’era tra Sara e Lorenzo, il sacerdote, sempre rivolgendosi ai ragazzi stretti in forti abbracci e con le lacrime agli occhi, li ha invitati a vivere da amici, a volersi bene: «Sara amava la danza, imparate a danzare la vita», ancora un messaggio di speranza per i giovani, colpiti dal doloroso evento.

Un lunghissimo applauso ha accolto il fratello di Sara che alla fine della cerimonia ha letto una lettera per la sorella: «Mi chiamavi gigante, ma io non sarò mai come il tuo cuore».

Toccanti i ricordi dei cugini e degli amici, oltre che di una volontaria della Pubblica Assistenza. Sara si era avvicinata all’associazione per avere i crediti formativi a scuola, ma poi era entrata nel gruppo dei volontari. Tutti le volevano bene, proprio per il suo carattere solare.

Come per quello di Lorenzo, anche il feretro di Sara, quando ha lasciato la chiesa, è stato accolto da un lungo applauso e dal lancio di tanti palloncini bianchi.

Lutto cittadino anche ieri come sabato scorso ai funerali di Lorenzo. La sindaca Francesca Brogi ha preso parte con alcuni amministratori alla cerimonia.

La storia dei due ragazzi ha commosso anche chi non li conosceva e non sarà facile da dimenticare. Due famiglie distrutte che hanno perso i loro amati figli. Li pensavano sulla strada verso casa e invece un’auto li aveva travolti spezzando le loro vite.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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