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Pontedera

Samantha, le botte duravano da tempo

Samantha, le botte duravano da tempo

L’autopsia conferma il decesso per i prolungati maltrattamenti sulla piccola. La madre rischia l’accusa di omissione

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PISA. Non furono gli schiaffi e i calci di un episodio. Quel corpicino aveva già conosciuto la violenza di una mano adulta priva di compassione e carica di odio gratuito.

L’ipotesi accusatoria diventa perizia scientifica con l’esito dell’autopsia che certifica per la piccola Samantha la serie prolungata nel tempo di maltrattamenti subìti nel tempo.

Una sistematica vessazione corporale che l’ha condotta alla morte in occasione dell’ultimo scatto d’ira del patrigno.

Le conclusioni dell’autopsia sul corpo della piccola Samantha, la piccina di 3 anni trovata morta in una stamberga a Calambrone, confermano la tesi dell’accusa, sostenuta dal sostituto procuratore, Giancarlo Dominijanni: maltrattamenti aggravati e ripetuti a carico di Tonino Krstic, il serbo 31enne in carcere dall’alba del 28 aprile.

Il corpicino di quell’angelo che in terra ha conosciuto solo l’inferno ha “parlato” e il medico legale Alessandro Bassi Luciani ha tradotto quei segni, anche su organi interni, con la ragionevole certezza che la somministrazione di calci e pugni andava avanti da tempo.

Un comportamento che per Krstic significa difendersi dall’accusa di maltrattamenti in famiglia con l’aggravante della minore età della vittima e, soprattutto, e di averne provocato il decesso. Un reato che il codice penale punisce con una pena dai 12 ai 24 anni.

Con l’acquisizione dei riscontri forniti dall’autospia, cambia anche la posizione della mamma della piccola. È un ruolo quello di Juana non più laterale in una storia che mescola miseria, violenza e omertà. E dove le mancanze degli adulti emergono tra omissioni e condotte non sempre immuni da silenzi.

La Procura sta valutando l’eventuale iscrizione sul registro degli indagati della donna con una contestazione che riguarda la presunta omissione dei suoi doveri di madre. Se la piccola, come ha chiarito l’autopsia, veniva picchiata in modo sistematico dal compagno, la mamma non poteva voltarsi dall’altra parte.

In alcune occasioni ha dimostrato di poter andarsene, ritornando a Rapallo dal papà della piccina. Poi, però, ha rimesso piede nella baracca sul viale del Tirreno.

Ignorare da madre un malessere di una figlia minorenne fa scattare il codice penale.

Che la donna vivesse nel terrore del compagno serbo è ormai un dato acquisito a ogni livello.

Dal rifiuto di denunciarlo dopo le botte prese la scorsa estate ai segni sul volto che lei e la bambina portavano come stigma di un calvario domestico. La mamma, nella duplice condizione di testimone e vittima delle angherie di Tonino, rischia di finire nei guai per aver abdicato al ruolo che, prima della legge, la natura affida a chi mette al mondo dei figli.

Perché non si è curata dello stato di salute della bimba?

Perché non ha chiamato un medico? Perché non ha chiesto aiuto, se non per lei almeno per la sua bambina, al marito e padre di Samantha?

Juana era succube del compagno. Quel tragico pomeriggio di mercoledì 27 aprile, si legge nel verbale di arresto, «a seguito del malore occorso alla minore, Krstic dopo aver picchiato sia la piccola che la compagna, minacciava quest'ultima di ammazzare entrambe e di seppellirle qualora non fosse riuscita a rianimarla, intimando alla donna di riferire alle forze dell'ordine che sarebbero intervenute che egli le aveva dato solo alcuni schiaffi al fine di rianimarla. Ordine che la vittima raccoglieva tanto da rimanere in silenzio dinanzi alla polizia giudiziaria intervenuta sulla scena del crimine».

La mamma di quello scricciolo ormai senza vita è rimasta in silenzio davanti ai carabinieri. Lo stesso silenzio che durava da un anno. E che ora può metterla nella condizione di indagata dopo aver assistito alle angherie sulla figlia. Senza averla protetta, né sottratta dal suo aguzzino, secondo il quadro messo a fuoco dalla Procura.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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