Gioco
Morì nel Tevere come lo studente Chiesta la riapertura delle indagini
Appello della madre di Federico Carnicci ospite a “Chi l’ha visto?” insieme al suo avvocato L’operaio di Santa Croce conosceva Massimo Galioto coinvolto nell’inchiesta sul giovane americano
SANTA CROCE. Il caso della morte di Federico Carnicci, 27 anni, operaio di Santa Croce, scomparso nelle acque del Tevere a Roma un anno fa e il cui cadavere venne scoperto nel fiume è stato affrontato di nuovo dalla trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?” con un servizio che ha messo in evidenza le forti analogie con la morte di uno studente americano, avvenuta nei giorni scorsi a Roma. Tanto che l’avvocato Carmine De Pietro, legale della famiglia, ha spiegato come questa seconda tragica vicenda gli consentirà di chiedere nuove indagini sulla morte di Carnicci con la presentazione di una istanza per la riapertura dell’inchiesta finita in archivio poche settimane fa. «Faremo in modo che sia riaperta l’inchiesta e che ci sia la riesumazione del cadavere», ha detto.
In questi giorni, dopo che c’è stata la morte dello studente americano Beau Solomon gettato nel fiume, anche sulla scomparsa di Carnici si sono accesi di nuovo i riflettori sebbene la Procura abbia già chiuso il caso considerandolo come morte accidentale. Carnicci viveva per strada, si era licenziato per trasferirsi a Roma e fare esperienza come artista. Passava molte ore tra Ponte Sisto e Ponte Marconi e conosceva sia Massimo Galioto, coinvolto nell’inchiesta sulla morte dell’americano, che la sua compagna. Secondo quanto si è appreso, lo stesso Galioto non è stato mai ascoltato su questa vicenda mentre in procura venne convocata la compagna. Secondo l’autopsia Carnicci perse la vita in seguito ad uno shock termico. La famiglia non ha mai creduto al semplice incidente e la madre di Federico in varie occasioni ha chiesto accertamenti più approfonditi, evidenziando le contraddizioni di alcune persone sentite durante le indagini.
Federico Carnicci, stando a quanto risulta ai familiari, dormiva in una tenda sulla banchina del fiume, insieme a Galioto, alla sua compagna e due uomini polacchi. Le versioni su quella notte sono contrastanti e lo sono state fin dal primo momento, ha avuto più volte modo di dire la madre del ragazzo pisano. «Ci è stato sempre detto che Federico aveva bevuto, anche se dall’autopsia risulta un grado alcolico pari a tre birre, e che si sarebbe buttato nel Tevere e poi sarebbe stato da loro recuperato, asciugato e messo nel sacco a pelo. Al mattino, intorno alle 7 Federico non c’era più. Un ragazzo polacco, invece, sostiene di aver sentito delle urla intorno alle 3 del mattino, di aver visto qualcuno in acqua e di aver riconosciuto Federico».
Un vero e proprio giallo, che apre a scenari inquietanti e al tempo stesso nuove speranze per i familiari di riuscire ad arrivare a una verità diversa da quella scritta finora.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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