Il Tirreno

Pontedera

la testimonianza

«Sette anni fa rischiai di morire nello stesso punto»

Tommaso Silvi
Il calciatore Giuseppe Arvia (ex Tuttocuoio)
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Il calciatore Giuseppe Arvia (ex Tuttocuoio)

Il calciatore Arvia ricorda l’incidente in via delle Colline. Nel luglio 2009 rimase gravemente ferito insieme a un amico nel punto in cui è morto Lorenzo Malacarne

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PONTEDERA. Stessa strada. Stesso angolo di asfalto. Stesso mese. I ricordi di una notte di sette anni fa che tornano a martellare in testa, la gola che si chiude e una lacrima che scende sul volto. Riaffiorano alla mente gli istanti prima del grande buio, spezzato una manciata di ore più tardi dal risveglio sul letto dell'ospedale: immediatamente la certezza di essere vivo. Di esserci ancora. Di avercela fatta.

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Poco dopo la mezzanotte di ieri Lorenzo Malacarne, 18enne di Ponsacco, ha perso la vita alle porte di Pontedera in seguito a un violento scontro tra il suo scooter e un auto che transitava in direzione opposta. Insieme a lui viaggiava una giovane di 17 anni, ricoverata in gravi condizioni all'ospedale di Cisanello, a Pisa.
Giuseppe Arvia, pontederese, 28 anni, calciatore che in passato ha vestito anche la maglia del Tuttocuoio, ha saputo dell'incidente nel cuore della notte, di ritorno da una serata tra amici. Venire a conoscenza della morte di un giovane in via delle Colline per Legoli, per Arvia ha significato riaprire una ferita mai definitivamente chiusa.

«Ho passato una notte difficile, ho faticato a prendere sonno - racconta - Ho pensato e ripensato a quei ragazzi in motorino e a quello che è successo a me, sulla stessa strada, nel luglio del 2009. Alle prime ore del mattino sono andato sul posto, ho osservato i segni dei rilievi a terra, ho pianto. Chi non ha mai visto la morte in faccia in seguito a un incidente stradale non può capire».

Giovedì 2 luglio 2009. È notte fonda e Giuseppe Arvia sta tornando a Pontedera con un amico, dopo aver passato una serata in un locale della Valdera. Sono gli ultimi giorni di vacanza prima della partenza in ritiro con il Melfi, sua seconda avventura nel calcio professionistico. Arvia è seduto sul sedile del passeggero, l'auto su cui viaggia, una Mercedes Slk scappottata, sta per immettersi su via delle Colline per Legoli da via di Montevisi. All'incrocio la vettura impazzisce, i due ragazzi non fanno neppure in tempo a gridare di paura. L'auto attraversa come un proiettile via delle Colline, distrugge il guardrail e finisce nella folta vegetazione sull'argine dell'Era.

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«Quando mi accorsi che il mio amico aveva perso il controllo della macchina chiusi gli occhi, probabilmente svenni dallo spavento. Ricordo di essermi svegliato qualche ora dopo in ospedale», racconta Giuseppe Arvia, che sul corpo porta ancora i segni di quello che lui definisce l'incubo peggiore della sua vita. «Mi sono stati applicati trenta punti di sutura in testa, all'altezza delle costole mi sono rimaste le cicatrici dei tagli provocati dalle lamiere», dice il calciatore di Pontedera, che poi si rivolge ai giovani, senza troppi giri di parole, quasi sfogandosi: «Ogni mattina, quando mi guardo allo specchio, vedo i segni di quella sera, penso per un secondo a quegli attimi di terrore ancorato sul sedile della vettura completamente fuori controllo. Non fatela l'ultima bevuta, fermatevi alla penultima. Un bicchiere in più fa la differenza, per perdere la vita basta un attimo».

In casa di Giuseppe ci sono ancora i vestiti di quella notte, pieni di buchi e macchie di sangue. «Preferisco non guardarli, ma a volte non resisto e li osservo. E mi sento miracolato. Due settimane dopo lo scontro ero in campo per la riabilitazione, quasi come se non fosse successo niente».

Sono passati sette anni, ma ci sono episodi che non conoscono lo scorrere del tempo. Se ne stanno lì, in un angolo dell'anima, pronti a tornare a galla con la loro forza dirompente: «Ogni volta che sento di un incidente stradale mi si gela il sangue e mi si stringe il cuore. Certe sensazioni non si possono descrivere, non so descrivere cosa ho provato osservando il punto in cui è stato travolto lo scooter dei due ragazzi, in via delle Colline per Legoli. So che in questi casi ogni parola è superflua - conclude Arvia - e quindi mi limito a mandare un grande abbraccio simbolico ai genitori dei giovani rimasti coinvolti nello scontro».
 

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