Sicurezza
Allarme Cgil: il jobs act usato per demansionare
Loris Mainardi (Filctem) denuncia alcuni casi di lavoratori licenziati e poi riassunti ma soltanto a patto di accettare un inquadramento più basso
SANTA CROCE. «Se il codice etico deve fermarsi al semplice rispetto della legge allora è praticamente inutile. Occorre andare oltre, perché ciò che è legale non è detto che sia etico». È questo il concetto che Loris Mainardi, segretario provinciale della Filctem Cgil, continua a ripetere ormai da mesi. Un concetto che per Mainardi è più che mai attuale alla luce del Jobs Act, la legge sul lavoro che avrebbe aperto le porte, anche tra le aziende del pisano e in particolare del distretto conciario, a «meccanismi di ricatto - come li definisce il sindacalista - che sono tutto fuorché etici».
Un allarme lanciato anche pochi giorni fa, da Mainardi, nel dibattito organizzato alla Festa dell'Unità a Santa Croce. «Sempre più spesso - spiega - arrivano al nostro ufficio vertenze lavoratori che si vedono recapitare lettere di licenziamento. Quando poi andiamo a trattare l'accordo, come previsto per le ditte con più di 15 dipendenti, l'imprenditore propone al lavoratore di ritirare il licenziamento se accetta in cambio di essere demansionato. E di questi tempi accettano tutti, specie tra i lavoratori che hanno già una certa età». Per Mainardi, quindi, «esiste un problema Jobs Act, perché di fatto - dice - lo spirito della legge fonda il sistema delle imprese sul ricatto».
A dimostrarlo sarebbero anche i contratti precari, rinnovati di anno in anno a dispetto del decreto Poletti, del marzo 2014, in base al quale il lavoratore precario dovrebbe essere assunto dopo 36 mesi.
«Nella nostra zona, invece, ci sono contratti precari che vanno avanti da più di 3 anni - spiega - Il problema è che nessuno viene da noi per far valere il decreto Poletti, perché se anche costringi il tuo datore di lavoro ad assumerti a tempo indeterminato, subito dopo, proprio grazie al Jobs Act, lui può sempre licenziarti con un piccolo indennizzo».
Situazioni che sarebbero in aumento, secondo l'analisi della Cgil, convinta quindi della necessità di dare corpo, specie nel distretto di Santa Croce, al cosiddetto codice etico di cui si parla da tempo, considerato come l'unico strumento per salvare la filiera produttiva.
«Rispettare la legge non basta - ribadisce Mainardi - come dimostra il problema dei voucher. Al di là del fatto che, secondo me, sono uno strumento per nascondere una parte di retribuzione al nero, anche se utilizzati secondo la legge i voucher non sono comunque uno strumento etico. Oggi con i voucher vengono pagate persone che fanno parte della filiera produttiva già da tempo, e che una volta arrivavano dalle agenzie interinali. E questo produce un effetto dumping su tutto il sistema».
Da qui l'appello: «Se vogliamo salvare la filiera produttiva, e quindi anche i terzisti, bisogna cominciare a dare gambe al codice etico: è difficilissimo, ma occorre stabilire delle regole in base alle quali chi non lo rispetta è fuori. La difesa dell'etica deve poi essere fatta valere sul mercato, perché se pensiamo di competere sul piano del prezzo possiamo chiudere. Per questo nel settore conciario chiederemo novità in tal senso anche nel prossimo contratto nazionale».
Giacomo Pelfer
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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