Attenzione
La sindaca: non accetto lezioni di catechismo
Ceccardi risponde alle critiche su crocifisso e migranti: «Sono incoerente? Anche la Chiesa parla dei doveri dei migranti verso il paese che li accoglie»
CASCINA. La sindaca di Cascina, Susanna Ceccardi, non intende fare un passo indietro rispetto alla questione del crocifisso che lei insieme al parroco, don Paolo Paoletti, ha riportato nell'ufficio del primo cittadino.
«Ho letto la lezione di catechismo che mi è stata impartita dal professor Giulio Fabbri il quale sostiene di trovare la mia decisione di apporre il crocifisso nel mio ufficio contraddittoria con le posizioni che io sostengo in tema di immigrazione», dice Ceccardi. Che soprattutto contesta l'attuale gestione dell'accoglienza, spesso nelle mani di cooperative.
«Sono andata a controllare la posizione del Magistero della Chiesa sull'immigrazione - afferma il sindaco - e ho trovato, nel testo del catechismo di San Giovanni Paolo II, le seguenti parole: “Le autorità politiche, in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l'esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche, in particolare al rispetto dei doveri dei migranti nei confronti del paese che li accoglie. L'immigrato è tenuto a rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del paese che lo ospita, ad obbedire alle sue leggi, a contribuire ai suoi oneri”. Sempre Giovanni Paolo II diceva che “costruire condizioni concrete di pace, per quanto concerne i migranti e i rifugiati, significa impegnarsi seriamente a salvaguardare anzitutto il diritto a non emigrare, a vivere cioè in pace e dignità nella propria patria”».
Detto questo, la sindaca insiste: «Non mi sembra dunque che le mie posizioni siano distanti da quelle del Magistero ufficiale della Chiesa cattolica. Ci sarebbe poi da parlare del dovere di un rappresentante politico di garantire il principio di uguaglianza (“unicuique suum”, a ciascuno il suo, secondo il motto riportato anche nell'intestazione del quotidiano della Santa Sede), che pare essere sempre più messo in discussione dall'incredibile dispendio di risorse per finti profughi, visto che più dei due terzi delle richieste vengono rifiutate. Mentre parte della nostra gente dorme in macchina senza essere aiutata. V'è poi il dovere di difendere il diritto alla sicurezza, così come quello di combattere un business fatto sulla pelle e sulla dignità delle persone. Tutti doveri esplicitamente sottolineati dalla dottrina sociale della Chiesa, di cui io non sarò una massima esperta, ma che un po’ conosco e che spero Giulio Fabbri voglia andare a rivedere».
Ceccardi conferma la posizione espressa in prefettura, pronta anche ad aprire un serrato confronto con il rappresentante del governo a Pisa: «Sarò in prima linea per difendere la mia gente, il loro lavoro, la loro sicurezza e per dire basta ad una immigrazione diventata invasione che non sa più discernere tra chi davvero è nostro fratello e scappa da guerra e persecuzione, e chi invece si finge profugo per cercare maggiore ricchezza, togliendo però risorse ai nostri cittadini disoccupati, senza casa e spesso ridotti alla fame. I diritti del mio popolo vengono prima degli interessi economici delle cooperative che gestiscono il business immigratorio».
Sabrina Chiellini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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