Finanza
Profughi, la mensa non è autorizzata
Il Comune scrive ai proprietari della Tinaia e alla società che gestisce l’accoglienza: documenti insufficienti
CASCINA. Non occorreva avere capacità divinatorie, come quelle che i vertici provinciali di Forza Italia attribuiscono ai cronisti locali che raccontano di quanto sia difficile comporre una giunta a Cascina, per prevedere che la neoeletta sindaca del Comune di Cascina, la leghista Susanna Ceccardi, sarebbe andata a verificare le “carte” prodotte agli uffici comunali e alla prefettura di Pisa dalla proprietà dell’agriturismo La Tinaia a San Giorgio e dalla società “Gestioni immobiliari”.
La sindaca ha cercato di capire se nell’affidamento dell’appalto per l’accoglienza dei migranti sono state seguite tutte le procedure così come viene richiesto alle altre strutture ricettive del territorio, anche se si tratta di iniziative di carattere umanitario. La società che ha vinto il bando della prefettura non ha trasmesso al Comune la documentazione necessaria per ciò che riguarda la mensa che di fatto risulta senza autorizzazione. L’ufficio del Suap del Comune ieri ha informato Cesare Merciai, come responsabile della società di gestione del progetto di accoglienza, che la pratica per come è stata presentata non può essere accettata. Ci sono vizi nella procedura seguita nella presentazione e al tempo stesso deve essere presentata una Scia per la somministrazione di alimenti e di bevande a cui collegare «l’endoprocedimento notifica sanitaria». Una conclusione a cui erano giunti anche i carabinieri del Nas di Livorno e quelli di Cascina durante le ispezioni effettuate dopo che le minoranze e i cittadini avevano presentato un esposto alla Procura.
Senza la possibilità di preparare i pasti all’interno della struttura, la società di Merciai, che ieri non siamo riusciti a contattare, potrebbe incontrare difficoltà nella gestione del quotidiano e dover ricorrere ad un catering.
Tra le ispezioni effettuate nel centro accoglienza quelle dell’ispettorato del lavoro hanno messo in evidenza che il personale, a cominciare dai mediatori, che opera alla Tinaia non risulta alle dipendenze di un datore di lavoro, ma si tratta di volontari che mettono a disposizione il loro tempo per i progetti di accoglienza con un semplice rimborso spese. Se questo possa avere conseguenze sul piano del diritto del lavoro ancora non è chiaro.
L’intervento del Comune dovrebbe indurre anche la prefettura a verificare di nuovo la documentazione.
«Cosa c'è di male ad essere coerenti con quello che si dice in campagna elettorale?», ha risposto Ceccardi ai sindaci del Pd che l’attaccano sul no all’accoglienza dei profughi.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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