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lo spettacolo
PECCIOLI. «Questi miei che racconto so' cinquant'anni di vita vissuta, guardo indietro per capire come se stava meglio quando se stava peggio. È un work in progress, sul palco sono da solo: ma basto...
PECCIOLI. «Questi miei che racconto so' cinquant'anni di vita vissuta, guardo indietro per capire come se stava meglio quando se stava peggio. È un work in progress, sul palco sono da solo: ma basto e avanzo, eh! Due ore, due ore e mezza, mo' vediamo. Non c'è una regola, ho un canovaccio molto approssimativo, vado e parto e stàmo a vede' che succede. La parte sana della storia, come sempre, è il pubblico, meno male che ce sta lui. Lo spettacolo cambia sempre: un po' perché cambia la vita quotidiana, quello che te capita fra capo e collo ogni santo giorno, e un po' perché me lo scordo, quello che ho detto la volta prima. Me fanno "Ah, questo show è sempre nuovo!". E per forza: chi se lo ricorda, quello di ieri?».
Detto tutto così, d'un fiato, con quella calata da borgata romana che è già cabaret, è già teatro, è già il migliore dei canovacci possibili: una girandola anarchica di battute spiazzanti, fulminanti, di piccole, grandi verità. Dall'altra parte del telefono c'è Maurizio Battista, che domani sera, alle 21.30, accende le "11 Lune a Peccioli" con "Una serata unica", il suo one man show «fatto de cose semplici, raccontate con ironia, e sì, anche un po' d'amarezza, quando ci vuole, giacché allegria e tristezza sono parenti strette. La gente ha bisogno di questo, di cose semplici. Di santoni e professoroni che pontificano ce n'è già troppi...».
Romano del quartiere San Giovanni, dove ancora abita, famiglia di origini ciociare. ciò che racconta dai palcoscenici, dalla tv, dal grande schermo dei cinema, non dev'esser poi molto diverso, c'è da giurarci, da ciò che ogni giorno i clienti del suo bar possono ascoltare vis à vis. Ha compiuto 59 anni ieri l'altro Battista, luminoso reuccio della nostra comicità. «La mia compagna è molto più giovane di me, di conseguenza io sono molto più vecchio di lei. 59 anni: non so' tanti, non so' manco pochi. Sì, lo so, basta star bene fisicamente, mentalmente: io sto messo maluccio su entrambi i fronti. Però è verissimo che questo mestiere aiuta a mantenere giovane chi lo fa». Nella vita, spiega, gli sono capitate «cose molto belle e cose molto brutte, ma dico sempre che le due ore e mezza in cui, in assoluto, sono più felice, è quando sto sopra un palco. Mi dissocio da tutti i problemi, dai pensieri, proprio da tutto, vado e parto, e lì siamo noi, io e il pubblico. Sì, è una terapia, un disintossicarsi dalle scorie della più deleteria banalità quotidiana. Quello è il mio habitat naturale: devo pensare, devo inventare, devo trovare un senso al mio essere là sopra. Ci vuole coerenza: i nostri leader sparacchiano un sacco di promesse e poi fanno tutto il contrario; io i danni che faccio li racconto paro paro».
Non si finirebbe mai di stare al telefono con uno così, e glielo diciamo. «Ao', pensa come stai messo!».
Andrea Lanini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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