Il dolore
Cassonetti a scomparsa al posto del porta a porta
Il sodalizio “Mina Boschi” raccoglie firme per presentare la proposta al Comune Lanciata anche l’idea di utilizzare gli eco-chip per la raccolta rifiuti in centro
PONTEDERA. Per mesi hanno studiato il sistema di raccolta dei rifiuti utilizzato in città, analizzandone debolezze e punti di forza. Dopo aver dato un'occhiata anche ad altri comuni dello Stivale, hanno messo a punto un piano alternativo al porta a porta targato Geofor, attuale metodo di ritiro dell'immondizia applicato sul territorio comunale di Pontedera, spesso oggetto di critiche da parte dei cittadini. Matteo Arcenni e Mattia Cei, dell'associazione Mina Boschi, sono pronti a portare il loro progetto sul tavolo del consiglio comunale. Dai prossimi giorni, l'associazione sarà presente per le strade della città con alcuni stand per la raccolta firme: ne bastano 100, stando all'articolo 77 dello Statuto comunale, per inserire l'argomento all’ordine del giorno della seduta consiliare.
Isole ecologiche. «Perché pagare per far viaggiare ogni giorno i mezzi per la raccolta Porta a porta anche nelle frazioni? È una spesa superflua che pesa sulle spalle dei cittadini», spiega Arcenni, che poi illustra il piano rivoluzionario: «A Montecastello, per esempio, basterebbero tre cassonetti a scomparsa per coprire le esigenze della popolazione. Il cassonetto, che pressa i rifiuti riducendone cinque volte il volume, si attiva attraverso la tessera sanitaria. Chi getta l'immondizia è tracciato e pagherà le imposte in baso a ciò che produce». I cassonetti a scomparsa dunque prenderebbero vita, secondo il progetto di Cei e Arcenni, nella periferia di Pontedera e nelle frazioni.
Eco-chip. «Il porta a porta deve restare in vigore solo per le strade del centro, ma con un procedimento di raccolta differente da quello attuale, che impiega molte persone e ha costi enormi per i cittadini. Noi - dice ancora Arcenni - abbiamo studiato una soluzione per ridurre la pressione sulle tasche dei residenti e ottimizzare la raccolta». Si chiama Eco-Chip e si basa sull'identificazione a radio frequenza (RFID). A ogni sacco o contenitore utilizzato per la raccolta differenziata è assegnato un codice a cui è abbinato un singolo utente: i rifiuti consegnati dai cittadini, quindi, sono sotto controllo e possono essere gestiti in modo efficiente. Gli automezzi utilizzati per la raccolta con sistema Eco-Chip hanno delle antenne che rilevano i dati e la proprietà di ogni sacco che viene caricato dall'operatore. Al rientro in sede, il camion, tramite wifi, indirizza i dati al computer centrale, che a sua volta calcolerà le imposte da far pagare ai cittadini in base al volume di rifiuti prodotto.
Risparmio. «Il risparmio per i cittadini sarebbe notevole e, allo stesso tempo, snelliremmo l'organico di Geofor, che ha costi di mantenimento enormi. Qualche dipendente probabilmente resterà senza lavoro, ma potrà benissimo essere reinserito in altri settori che hanno davvero bisogno di personale», puntualizza Arcenni, che poi conclude: «La raccolta firme terminerà il 30 settembre e sarà possibile firmare anche nei bar e ristoranti che appoggiano il nostro progetto. Esiste un mondo oltre il costosissimo porta a porta Geofor e noi proponiamo ai cittadini e alle istituzioni una soluzione alternativa ed economica».
Tommaso Silvi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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