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Per Mezzogiorno una storica vittoria giunta allo spareggio

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PISA. L’ultimo rimbrotto alle politiche integrate dell’area metropolitana è arrivato ad aprile, indirizzato al sindaco Marco Filippeschi e ai vertici della Società della Salute. Manco a dirlo, sui migranti. «Hanno speso un milione di euro per ristrutturare la Piaggerta a San Rossore e avviare un bel progetto di turismo sociale per i portatori di handicap. Peccato che i disabili non vi abbiano ancora messo piede e dal 2013 la struttura sia un centro accoglienza per profughi che ora si lamentano della qualità del cibo», ha detto la “leonessa” che ha conquistato Cascina. Ed è di ieri l’ennesimo niet: stop ai profughi alla Tinaia, con o senza un accordo con il prefetto. No, lei non tratterà.

Ma non è solo per le idee sull’«invasione» che la rossa sindaca di Cascina sta diventando lo spauracchio e un’incognita nel resto della “rossa” area pisana. Politiche comuni sull’urbanistica, investimenti e risorse destinate al sociale, perfino le scelte economiche e il destino degli accordi con le università potrebbe cambiare completamente rotta ora che al governo di uno spicchio importante del territorio c’è la leghista Susanna Ceccardi.

La migliore allieva di Matteo Salvini giocherà un ruolo determinante per la sorte di alcune scelte strategiche per la costruzione di una visione comune sull’area metropolitana. Si teme che la sindaca in verde possa diventare una “sabotatrice” del grande progetto con cui il Pd da anni punta a disegnare con una visione comune l’urbanistica su un territorio di 475 chilometri quadrati e 200 mila abitanti. Sulle idee della sindaca in materia per ora aleggia un grande “boh”. Non c’è traccia di una sua dichiarazione sparsa sul web. «Col piano strutturale siamo ad una fase decisiva - confessa Sergio Di Maio, sindaco di San Giuliano - spero che Susanna colga l’occasione e vada oltre gli steccati, pensando alla comunità».

«Credo e penso che Cascina darà ancora il suo contributo», dice il coordinatore del piano Beppe Sardu. Verbi che stanno bene con l’ipotetica dell’irrealtà. Fino a pochi mesi fa inimmaginabili. La verità è che adesso si teme una Cascexit, e cioè che a Cascina venga la voglia di uscire dall’unione dei sei. «Lei in questo momento può fare due cose - dice un primo cittadino - O chiedere tempo per studiare le carte e prendersi un anno per decidere oppure cercare lo strappo. A noi non cambia nulla, vorrà dire che invece di una città metropolitana a 200 mila abitanti ne progetteremo una a 150 mila». L’unione sì, ma a cinque: Pisa, San Giuliano, Vecchiano, Vicopisano, Calci. Cascina fuori. E che non cambi nulla è un’illusione. Soprattutto perché il piano strutturale non è l’unico campo che la Susy potrebbe voler scompaginare. Difficile ad esempio che accetti un bilancio preventivo come quello presentato alcuni mesi fa dalla Società della Salute, minato da un milione di tagli.

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di Redazione web