Proteste
L’ultimo viaggio tra il rosso e il blu
Ex giocatori e dirigenti ai funerali di Romano Aringhieri Sulla bara rose e una bandiera del suo amato Ponsacco
PONSACCO. Una bara avvolta nella bandiera rossoblù e tante rose. L’addio a Romano Aringhieri, storico presidente del Ponsacco, morto all’età di 84 anni l’altro giorno, è stato all’insegna della sobrietà e della semplicità con gli amici di sempre presenti nella chiesa di San Giovanni Evangelista. C’era l’avversario-amico di sempre, Luciano Barachini, ex presidente del Pontedera contro cui il Ponsacco di Romano Aringhieri ha diviso gli anni di maggior splendore. C’era Luciano Chiarugi, ponsacchino doc ed ex grande attaccante di Fiorentina, Milan e Napoli oltre allenatore delle giovanili della società viola. C’erano anche ex suoi fedelissimi giocatori, oltre a una rappresentanza di calciatori del Tuttocuoio, società di Ponte a Egola in cui il figlio di Romano, Umberto Aringhieri, svolge il ruolo di direttore sportivo.
E poi c’erano i ponsacchini, quelli con cui Romano ha diviso gli anni di presidenza della squadra di calcio, ma anche quelli di vita quotidiana nella cittadina del mobile, fatta di lavoro, di partite a carte al bar e di prese in giro bonarie come nella migliore tradizione di un posto come Ponsacco dove tutti, almeno fino a qualche anno fa, tutti si conoscevano.
Personaggio emblematico, Romano Aringhieri, forse anche un po’ discusso, ma sicuramente figlio di un tempo che ormai è definitivamente passato. Nel calcio come negli affari. E allora al figlio Umberto, alla figlia Sandra, che svolge la professione di avvocato, e alla moglie Anna non resta che ricordarlo per i tanti aneddoti che ne hanno contraddistinto l’esistenza fino all’altro giorno, quando intorno a mezzogiorno se n’è andato nella sua casa di viale della Rimembranza. Proprio davanti a quello stadio che per tanti anni è stato uno dei fulcri, insieme ai mobilifici, della vita di Ponsacco.
Altri tempi, altri personaggi, ma quello che ha contraddistinto la vita di Aringhieri è stata la sua voglia di non fermarsi praticamente mai. Dopo aver lasciato la presidenza della società ha realizzato la galleria Aringhieri, a metà strada tra il centro abitato del capoluogo e la frazione delle Melorie. E mentre portava avanti i suoi affari, la domenica girava i campi della zona per continuare a seguire il calcio. Forcoli, ma anche Pontedera, Pisa e Livorno: Romano era sempre impegnato con una partita, come a non volersi staccare da quel mondo a cui tanto aveva dato e che gli aveva regalato soddisfazioni incredibili. (a.q.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
