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Pontedera

Sparò a un passante: condannato a 18 anni

Sparò a un passante: condannato a 18 anni

Ultima sentenza per la rapina al Panorama del 2012. Il bandito temeva che l’automobilista stesse inseguendo la banda

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PONTEDERA. Sparò in faccia a un passante pensando che stesse seguendo lui e il suo gruppo di fuoco per informare le forze dell’ordine delle mosse della banda che aveva appena rapinato un portavalori fuori da un supermercato.

Arrestato a due anni e quattro mesi dall’episodio, ieri pomeriggio Emanuele Andreozzi, 29 anni, di Caivano (Napoli) è stato condannato a 18 anni per tentato omicidio e rapina. La sostanziale incensuratezza dell’imputato ha influito sul calcolo della pena.

Dopo alcune ore di camera di consiglio, il secondo collegio del Tribunale (presidente Salutini, a latere D’Auria e Giovannelli) ha letto la sentenza che chiude a livello di primo grado il procedimento che, in sede di rito abbreviato, aveva già definito la posizione di altri sei indagati per i fatti avvenuti la mattina del 18 giugno 2012 prima al Panorama di Pontedera e poi nelle vie di fuga imboccate dalla gang con il bottino di 82.000 euro.

La Corte ha accolto l’impostazione della pubblica accusa, rappresentata dal pm, Giancarlo Dominijanni, che nella sua requisitoria aveva chiesto una condanna a 22 anni di reclusione per Andreozzi, l’autore materiale del colpo di pistola che centrò sotto un occhio Riccardo Sassi, 53 anni, impiegato pontederese. La sua unica colpa fu quella di trovarsi dietro la banda in fuga e di essere scambiato per un cittadino che voleva seguire i rapinatori tenendo un collegamento o con carabinieri e polizia. In effetti ci fu un passante, con un’auto nera, che si era messo all’inseguimento dei banditi, ma la centrale operativa della questura a cui aveva telefonato gli vietò di proseguire. La ruota del destino girò davvero storta per Sassi che aveva una macchina simile per modello e colore e che si ritrovò dietro ai fuggitivi. Di qui il fraintendimento concluso con lo sparo.

Andreozzi venne arrestato dalla squadra mobile di Pisa a Caivano nell’ottobre 2014. Fu l’ultimo della banda a finire in cella. Nel novembre 2014 gli altri arrestati (dicembre 2013) decisero di ricorrere al rito abbreviato per farsi giudicare. Il gup Giuseppe Laghezza condannò (sconto di un terzo della pena per effetto del rito) a 18 anni Patrizio Amendola, 52 anni di Caivano, considerato il capo della banda; a 16 anni Antonio D'Ambrosio, 52 anni e Salvatore Lamanna, 54, di Napoli; a dieci anni e otto mesi Francesco Di Marco, 63 anni, imbianchino, di Ponsacco e Arturo Storico, 46, piastrellista, di Capannoli (entrambi considerati i basisti), mentre era stato assolto Pasquale Puro, 50 anni, di Frattaminore. Tutti i condannati, compreso Andreozzi, sono stati anche obbligati a versare un risarcimento danni per la parte civile, rappresentata dall'avvocato Flavio Costamagna.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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