Sicurezza
Ex magazzino: dopo il crollo è tutto bloccato
Sta per scadere l’ordinanza del Comune ma il pericolo dietro al Duomo rimane
PONTEDERA. In questi giorni il crollo del tetto dell’ex magazzino Leoncini, dietro al Duomo, “festeggia” - si fa per dire - un mese.
Durante un fine settimana piovoso, infatti, la copertura del vecchio edificio abbandonato da anni collassò. Le macerie, in parte cadute sul pavimento e in parte sul vicino marciapiede, spinsero i cittadini a chiedere l’intervento dei vigili del fuoco che vietarono l’accesso al perimetro di tutto l’edificio abbandonato. In questo modo alcuni posti auto sono stati “occupati” da transenne e nastro adesivo, quindi non sono più utilizzabili per la sosta a pagamento. Una situazione abbastanza incredibile se si considera il fatto che questo angolo degradato si trova nel centro cittadino e quasi dalla parte opposta al muro dell’artista Enrico Baj.
Nei giorni successivi al crollo il sindaco di Pontedera, dopo avere ricevuto le comunicazioni dei vigili del fuoco, firmò un’ordinanza per la messa in sicurezza dell’area e per il ripristino della normale viabilità dietro al Duomo.
In teoria anche la società 2P, partecipata del Comune, che gestisce i parcheggi a pagamento in città, potrebbe chiedere i danni per il mancato utilizzo di quegli spazi delimitati dagli stalli blu e che non possono essere usati a causa del rischio di crolli improvvisi di quello che resta dello scheletro del tetto e del vecchio edificio.
La proprietà si è impegnata a fare la propria parte e a rimuovere le macerie. Ha provato anche a rilanciare chiedendo al Comune di acquisire l’area per fare una piazza. Proposta che il sindaco Simone Millozzi ha respinto al mittente per gli alti costi che avrà la messa in sicurezza dell’edificio.
L’ordinanza scade il 27 giugno e ancora in Comune la famiglia Leoncini, proprietaria dell’immobile, non ha presentato progetti né richieste che facciano pensare ad un imminente inizio dei lavori di messa in sicurezza e di rimozione delle macerie. Che cosa significa tutto questo?
Lo abbiamo chiesto a Millozzi: «Fino al 27 dobbiamo aspettare per capire cosa hanno intenzione di fare i proprietari - risponde il primo cittadino - Come ho già detto, il Comune potrebbe decidere di rimuovere le macerie chiedendo poi al privato di pagare le spese. Ma questa operazione non è per niente facile e forse il privato “gioca” anche su questo. Per intervenire direttamente, come Comune dobbiamo trovare i soldi e fare una variazione di bilancio. La procedura è lunga e piuttosto complicata. In qualità di sindaco non posso che rinnovare la richiesta al privato di fare la propria parte in tempi abbastanza rapidi, così da strappare questa parte della città al degrado. Quanto ad una eventuale richiesta danni per il mancato utilizzo dei parcheggi, cercherò di capire quali sono i margini di intervento».
I cittadini che abitano vicino all’edificio abbandonato temono che l’ordinanza resti solo lettera morta. Nel senso che il sindaco l’ha firmata, ma poi non avrà alcun effetto pratico.
La proprietà dell’edificio, che noi ieri abbiamo cercato di contattare, non ha risposto alla nostra telefonata.
Dopo il crollo si era comunque detta intenzionata a eliminare la situazione di pericolo, pur sapendo che sarebbero state necessarie risorse ingenti. Il piano di recupero e di valorizzazione di quest’area si è scontrato con la crisi del settore immobiliare. Non ci sono imprenditori disposti a investire in questo angolo della città.
Lunedì, dunque, scade il termine per mettere in moto le ruspe e recuperare le macerie. Difficile pensare che in pochi giorni esca la soluzione dal cilindro. Il Comune si trova a dovere prendere una decisione.
Sabrina Chiellini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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