Il dolore
Indagato chiede i danni al suo accusatore
L’imprenditore Nesti cita a giudizio l’installatore della cassaforte denunciato per la sparizione di trecentomila euro
PONTEDERA. La denuncia penale si avvia verso l’archiviazione. E allora, l’imprenditore che per recuperare i suoi soldi è finito sotto inchiesta per tentata estorsione ai danni del presunto ladro, percorre anche la strada della causa civile contro quello che considera l’autore di un furto da trecentomila euro.
Si sposta sul piano civilistico l’azione legale di Giovanni Nesti, 48 anni, noto imprenditore nel settore auto con concessionarie a Pisa e Pontedera, difeso dagli avvocato Luca Giaconi e Luca Pappalardo.
Nesti ha citato per danni l’artigiano, di Pisa, assistito dall’avvocato Andrea Poli, che aveva installato la cassaforte in casa della madre a Pontedera. Lo ritiene l’unico responsabile della sparizione dei 300.000 euro custoditi nel forziere sistemato nel garage in un posto che, per l’imprenditore, poteva essere conosciuto solo dal fornitore. Alla scoperta dell’ammanco era partita una denuncia per furto presentata ai carabinieri di Pontedera. Un procedimento per il quale il sostituto procuratore Antonio Giaconi ha deciso per l’archiviazione nei confronti dell’artigiano. Una decisione contro la quale i legali di Nesti si sono opposti invocando il pronunciamento del giudice delle udienze preliminare.
Nella vicenda di soldi spariti e querele incrociate è successo che l’imprenditore Nesti, secondo quanto riporta l’avviso di chiusura delle indagini a suo carico, in due occasioni avrebbe minacciato in modo pesante il fabbro chiedendogli indietro i soldi che a suo dire aveva rubato dalla cassaforte. La prima volta le minacce sarebbero state messe in atto a casa dell’artigiano che, in un secondo momento, era andato nella concessionaria di Nesti a Ospedaletto per chiarire i fatti ricevendo un altro trattamento raccontato poi nella querela presentata in questura. Il fronte penale vede il derubato Nesti indagato per tentata estorsione e l’artigiano accusato del furto per il quale la Procura ha chiesto l’archiviazione. In mezzo ci sono i soldi svaniti nel nulla. Ma l’imprenditore non si arrende e ora imbocca anche la strada della causa civile per recuperare quello che considera suo, i trecentomila euro spariti dal forziere appena installato a casa della mamma.
L’artigiano, intanto, ribadisce la sua estraneità alle accuse mosse dall’imprenditore. «Quando sono venuti i carabinieri, saranno stati una decina, mi hanno messo a soqquadro la casa e il camper - spiega il fabbro - Hanno trovato solo un sacchetto con cinque o seimila euro, ma erano i miei risparmi. Lavoro con forze dell’ordine e Procura. Figuriamoci se mi metto a rubare ai miei clienti. Avevo già installato una cassaforte a casa di Nesti a Tirrenia. Per questo mi aveva chiamato anche per un lavoro analogo nell’abitazione della mamma». Sul fatto che la cassaforte non risultasse forzata e che l’unico in grado di maneggiarla fosse proprio chi l’aveva portata, il fabbro chiarisce: «Ma basta andare su Internet per trovare chi spiega, con tanto di video, come si aprono le casseforti con quelle che si chiamano “chiavi bulgare”. Non ho rubato quei soldi. L’ho ripetuto ai carabinieri e al magistrato. Se ha chiesto l’archiviazione vuol dire che mi ha creduto».
Pietro Barghigiani
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