Proteste
E il partito che fa? Un caminetto
Muti i dirigenti pisani, riunione nella notte. Mazzeo: gestito male il post primarie
PISA. Tuuu-tuuu. «Arrendetevi, tanto non risponde a nessuno, forse neppure a sua mamma». L’ultimo post su Facebook risale al 6 giugno scorso, ore 23.15. Un saluto ai butesi che l’avevano appena confermato sindaco, poi Alessio Lari pare l’abbiano intercettato domenica sera, visibilmente scosso, al comitato elettorale di Antonelli. Da lì in poi più niente. Il segretario provinciale s’è chiuso in un mutismo quasi assoluto. E così pure quello cittadino: Giovanni Viale. Gli smartphone squillano a vuoto, i pollici, di solito super twittatori, sono a riposo. Perché il partito smart, della comunicazione veloce, del segretario premier che fra le altre cose aveva insegnato anche a rottamare la vecchia abitudine di non ammettere la sconfitta, a Pisa ha deciso di affrontare il dopo-Ceccardi alla vecchia maniera. Da “apparatnik”, insomma. «No, niente dichiarazioni pubbliche - fanno sapere dal quartier generale di via Fratti - stasera si riunirà la segreteria provinciale per analizzare il voto e poi domani (oggi, ndr) usciremo con una posizione condivisa».
Eppure quel voto ha già scosso i Dem. Non solo. Ha riacceso vecchie divisioni che sembravano sopite, “normalizzate”. «Tradurre il voto delle amministrative in un giudizio sulla dirigenza regionale è un errore, Fontanelli sbaglia - dice il deputato Federico Gelli - troppo facile sparare sulla croce rossa ora. E la sconfitta non può essere attribuita al gruppo dirigente renziano. Vorrei ricordare che Antonelli è un uomo di Enrico Rossi. E alle amministrative il voto è sul sindaco, e non c’è dubbio che Antonelli fosse non idoneo. Certo, avremmo dovuto proporre un candidato più innovativo». I colonnelli renziani non si sottraggono, loro no. Soprattutto Antonio Mazzeo, il vicesegretario regionale eletto consigliere proprio a Pisa: «È un risultato pesante, non possiamo nasconderci né concederci sconti. Dobbiamo riesaminare gli errori fatti e le scelte non fatte. Avevamo capito che c’era un problema di rapporto fra la città e Antonelli, ma abbiamo gestito male il dopo primarie, che per me non sono mai un autogol». Il braccio destro di Dario Parrini è chiaro: «Non è stato il candidato sconfitto alle primarie, Paganelli, a remare contro, ma tutti coloro che si erano raccolti intorno alla sua candidatura, sia dentro il partito che fuori. Dobbiamo ritrovare l’unità, dove abbiamo dato l’impressione di compattezza abbiamo vinto. Altrimenti sarà impossibile recuperare l’astensione». Certo, ora il ciclone Ceccardi potrebbe diventare una spina nel fianco per le politiche metropolitane. Lei, la leonessa leghista, “sabotatrice”. «Sul piano strutturale dell’area pisana, sui rifiuti, sulle politiche per il sociale, perfino per alcune partecipate pisane potrebbe mettersi male», dice un assessore di Pisa.
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