Il Tirreno

Pontedera

Rems, chiesta più sicurezza

di Sabrina Chiellini
Rems, chiesta più sicurezza

L’Asl ha scritto alla magistratura dopo l’ultima aggressione. Il sindacato pretende tutele per i lavoratori

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VOLTERRA. Crescono le attenzioni sulle ripetute aggressioni (una delle quali con i risvolti della violenza sessuale) avvenute all’interno della Rems di Volterra nei confronti degli infermieri. Sul caso dell’infermiera sequestrata l’Asl ha presentato una denuncia. Daniele Carbocci, segretario provinciale del Nursind, interviene di nuovo sulla vicenda: «Riteniamo fuori luogo l'affermazione dell’Asl circa il fatto che l'applicazione dei protocolli previsti risolverebbe molte situazioni a rischio. Affermazione che sottintende che i sanitari non avrebbero rispettato i protocolli stessi, andandosi quindi a cercare le aggressioni». Carbocci puntualizza alcune questioni: «A fronte di pazienti particolarmente robusti e agitati, il personale sanitario, composto da personale femminile, non sarebbe in grado di far fronte ad una aggressione anche se intervenisse sempre in due». Il secondo aspetto è di natura giuridica, ovvero il personale sanitario «non ha la possibilità di agire con la forza sul paziente per condurlo alla ragione o alla inoffensività. Detto questo, a nostro parere c'è poi anche una ulteriore falla nel "protocollo", e riguarda il sistema di segnalazione del pericolo». Il sistema infatti prevede l'utilizzo del cosiddetto "uomo morto" ovvero, in caso di soggetto a terra, l'attivazione del segnale di allarme. «Il problema è che l'allarme è dato ad un altro sanitario e alla guardia giurata che si trova all'esterno, la quale non ha titolo ad intervenire all'interno della struttura, ma può solo attivare le forze di polizia di San Gimignano che a loro volta attivano quella di Volterra», precisa Carbocci, chiedendo all’Asl un intervento urgente.

«Ci domandiamo se un sistema del genere possa davvero garantire la sicurezza del personale di assistenza che sta subendo un'aggressione. C'è un ulteriore aspetto che mette in seria discussione le modalità di gestione della struttura da parte dei responsabili dell'assegnazione del personale, ovvero la mancata formazione specifica del personale di assistenza (così come prevedrebbe la legge di istituzione delle Rems)». Attualmente il personale sanitario in servizio nella struttura è costituito da personale a tempo determinato, liberi professionisti o personale inviato dall'agenzia interinale convenzionata con la Regione. «Questo personale non ha né esperienza specifica e né fa un percorso di affiancamento con personale esperto (perché personale esperto non ce n'è visto il continuo ricambio che viene operato, anche a causa delle ripetute aggressioni e minacce che subisce). Detto questo, vogliamo che sia chiaro che NurSind non è contro l'istituzione delle Rems al posto degli Opg, perché riteniamo giusto che il malato mentale che si è macchiato reati debba avere anch’esso la migliore assistenza sanitaria possibile». Con dei naturali distinguo. «Riteniamo altrettanto giusto che il personale sanitario non debba vedere messa in pericolo la propria incolumità e che gli siano garantire le migliori condizioni di lavoro possibili». Di conseguenza il sindacato torna a chiedere alle istituzioni sanitarie e politiche (sarà coinvolta anche l’assessore regionale Saccardi) il massimo interesse all'organizzazione interna della struttura con particolare attenzione agli aspetti della sicurezza degli infermieri che vi lavorano».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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