Il dolore
Asl, aumenti a oltre ottocento dipendenti
Definita la progressione economica per il 56% del personale. La Cisl: «Annullate le graduatorie, i criteri sono illegittimi»
PONTEDERA. All’Asl, dopo sei lunghi e sospirati anni, è arrivata la progressione economica (l’avanzamento di fascia con lo scatto retribuitivo) per 850 dipendenti sui 1.530 che ne avevano diritto. Il 56% del totale con il restante 44 per cento fortemente scontento e un sindacato, la Cisl, pronto a rimettere tutto in discussione con l’annullamento delle graduatorie.
«Si tratta di un passaggio epocale perché si è posto fine alla ritualità della distribuzione a pioggia che non permetteva di far emergere i migliori ma distribuiva tutto a tutti, attraverso l'introduzione di un sistema di valutazione del personale moderno in linea con le disposizioni contrattuali e regionali che misura gli obiettivi raggiunti e le competenze individuali», ha spiegato Francesca Mignoni, responsabile politiche del personale ex Usl 5. La stessa che, secondo Cinzia Ferrante, segretario generale della Cisl Funzione pubblica di Pisa, «aveva tra i propri obiettivi da raggiungere per ottenere la progressione, proprio il raggiungimento dell’accordo».
Per i responsabili di reparto o coordinatori, infatti, i criteri utilizzati per gli aumenti salariali erano basati sui risultati da ottenere. Per gli altri (tra cui infermieri e operatori socio sanitari, per esempio) i criteri sono altri. «Il punteggio è stato dato in base all’anzianità di servizio, alla valutazione dell’anno prima e alla vicinanza con la pensione - dice Ferrante - In più sono stati decurtati punti per le assenze, comprese quelle per le malattie anche gravi e sono stati dati dieci punti in più per chi ha compiuto i cosiddetti “atti di valenza esterna”, intendendo l’assistenza domiciliare o il controllo dei macchinari, giusto per citare un paio di esempi».
Secondo la Cisl, unico sindacato insieme a Fials a non firmare l’accordo il 9 dicembre scorso per la progressione economica relativa al 2015, tutto questo è illegittimo. «Questi criteri sono quelli della normativa antecedente alla riforma Brunetta, entrata in vigore nel 2009 - sottolinea la sindacalista - che, per la progressione economica, impone solo due criteri, il periodo di permanenza nella stessa fascia e la meritocrazia».
Da qui l’intenzione del sindacato di «sottoporre ai dipendenti una lettera legale dove si chiede l’annullamento delle graduatorie e la riapertura del tavolo sindacale in cui sarà ribadita la necessità di aumentare il denaro a disposizione da parte dell’Asl per consentire al 70% del personale di ottenere la pregressione».
Andreas Quirici
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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