Sicurezza
Rems, un paziente sequestra infermiera dentro una stanza
Preoccupazione per alcuni episodi avvenuti nella struttura L’Asl e il Comune si stanno occupando del problema
VOLTERRA. L’aggressione di cui è stata vittima una infermiera nei giorni scorsi all’interno della Rems di Volterra ha sollevato le preoccupazioni degli operatori sanitari e dei sindacati che si pongono il problema della sicurezza di chi lavora all’interno della struttura, gestita dall’Asl e destinata a diventare un punto di riferimento per l’intera regione.
Il primo a rendere pubblico il problema, di cui però si parla da mesi negli ambienti dell’Asl, è stato Daniele Carbocci, segretario provinciale del sindacato degli infermieri Nursind. Il sindaco Marco Buselli, informato di alcuni episodi accaduti nella struttura che ospita soggetti provenienti dall'ex ospedale psichiatrico giudiziario, è intervenuto per chiedere di migliorare la vigilanza all’interno della Rems.
Ormai è venuto alla luce che ci sono state alcune aggressioni agli infermieri. L’ultima, forse la più grave, ha visto coinvolta una infermiera che è stata sequestrata per alcuni minuti in una stanza da un paziente. Non sono mancati episodi di molestie sessuali - sempre con interventi di carabinieri e polizia anche se poi le denunce non sono state formalizzate - o di minacce di morte in seguito alle quali il personale preso di mira ha chiesto ed ottenuto di essere trasferito. Si tratta per lo più di giovani operatori che sono stati assunti da poco e ora in alcuni casi l’Asl avrebbe fatto ricorso per le sostituzioni a personale delle cooperative.
L’Asl ha aperto un’indagine interna per verificare come intervenire nella gestione ed eliminare le situazioni a rischio, fermo restando che a breve arriveranno anche altri ospiti. Si ritiene comunque che se il personale infermieristico applicasse alla lettera i protocolli molte situazioni a rischio potrebbero essere risolte.
La Rems rappresenta la chiusura di un cerchio che si è aperto nel 1978 con l'approvazione della legge Basaglia che, con il superamento degli ospedali psichiatrici, aveva lasciato aperti gli Opg con standard assistenziali del tutto inadeguati e uno stile più di custodia che terapeutico. È ovvio che i pazienti che ospita hanno comunque bisogno di servizi che non sono quelli della "semplice" assistenza. E su questi aspetti stanno cercando di battersi le organizzazioni sindacali che sono state informate delle aggressioni.
«Ho chiesto al sindaco Buselli di occuparsi del problema prima che la situazione sfugga completamente di mano – dice Antonino Rallo, ex agente di polizia penitenziaria – Non è possibile che i lavoratori vengano esposti a rischi da cui non possono difendersi».
L’Asl, in seguito alle segnalazioni e al ripetersi degli episodi, ha iniziato, come abbiamo detto, un’attività di verifica. Ma anche il Comune, già intervenuto sul problema, potrà attivarsi per chiedere che siano riviste alcune questioni strettamente legate all’organizzazione del personale.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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