Proteste
Minacce e aggressioni per riavere i soldi
Padre e figlio di Ponsacco in carcere con l’accusa di essere i mandanti di una serie di episodi contro i rivali di Bientina
PONSACCO. C’ è una lunga disputa per la restituzione di oltre centomila euro ma con risvolti di carattere sentimentale dietro l’arresto di due imprenditori - padre e figlio - di Ponsacco coinvolti in alcuni episodi intimidatori ai danni di una famiglia “rivale”, che opera nel settore dei mobili a Bientina. Una vera e propria faida, con risvolti da moderna Cavalleria Rusticana, iniziata dopo la fine della relazione sentimentale tra il figlio dell’agente di commercio di Ponsacco e una 51enne di Calcinaia, sorella dell’imprenditore di Bientina - sono titolari di un negozio di mobili - che è stato al centro di una delle aggressioni.
La storia, stando a quanto è stato spiegato, riguarda una controversia tra i due fratelli, una donna di 51 anni e un uomo di 46, e padre e figlio di Ponsacco, il primo di 74 anni e il secondo di 49, finiti in carcere con l’accusa di essere i mandanti di una serie di azioni delittuose nei confronti dei bientinesi (anche se la donna, che è divorziata abita a Calcinaia) e per le quali si cercano ancora gli esecutori materiali.
Secondo quanto è stato ricostruito dai carabinieri della compagnia di Pontedera, per mesi - a partire dal dicembre 2012 quando è avvenuta la prima aggressione - hanno minacciato e, in un’occasione, anche fatto picchiare il rivale (il fratello della 51enne) per ottenere la restituzione di una somma di circa 100mila euro che sarebbe stata consegnata in più occasioni alla donna e non soltanto per motivi di impresa.
Le indagini, con intercettazioni e servizi di osservazione, vanno avanti da tempo. Negli ultimi giorni però i carabinieri hanno raccolto indizi sufficienti per ottenere la custodia cautelare in carcere per i due imprenditori di Ponsacco, finiti in cella con l’accusa di minacce, tentata estorsione, lesioni, rapina, violazione di domicilio e atti persecutori.
In particolare padre e figlio, stando a quanto sarebbe emerso, stavano architettando, con l’aiuto dei materiali esecutori (forse stranieri) degli atti di violenza, un ulteriore “avvertimento” da mettere in atto nei confronti degli avversari. Ad aprire il dissidio tra le due famiglie sarebbe stata la richiesta ai due fratelli della restituzione di circa 100mila euro. Lo scorso gennaio il 46enne di Bientina denunciò ai carabinieri di essere stato picchiato da tre sconosciuti che gli portarono via anche un orologio Rolex (e per questo episodio risultano indagati padre e figlio di Ponsacco e un loro amico, 65 anni, disoccupato).
L’uomo non esitò a raccontare i suoi sospetti collegati alla famiglia dell’ex di sua sorella. Nelle settimane successive i carabinieri hanno raccolto indizi che hanno permesso al pubblico ministero, dottoressa Paola Rizzo, di chiedere una misura cautelare nei confronti dei due ponsacchini. Elementi che al tempo stesso sono stati sufficienti a convincere il gip del Tribunale di Pisa che i mandanti di quelle azioni sono proprio i due imprenditori di Ponsacco, gli stessi che negli ultimi giorni avrebbero anche ordinato ai loro scagnozzi di continuare a minacciare i due fratelli con telefonate anonime. Stavano inoltre progettando di fare esplodere alcuni colpi di arma da fuoco contro una delle loro abitazioni aumentando così la situazione di pericolo per la famiglia presa di mira. L’altro pomeriggio a Ponsacco, con l’arresto di padre e figlio, il progetto è stato interrotto. Le indagini dei carabinieri proseguono per cercare di risalire agli autori materiali delle minacce e dell’aggressione. Mentre si cerca di capire il contesto in cui è avvenuta quest’ultima per quanto riguarda la rapina del Rolex che l’imprenditore ha denunciato di non avere più trovato dopo la colluttazione.
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