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Bambino morto al Lotti: archiviazione per due medici, restano le accuse per il pediatra
Pontedera: a breve sarà fissata l’udienza preliminare per decidere il rinvio a giudizio nei confronti del dottore indagato per omicidio colposo per il decesso del piccolo di 4 mesi e mezzo avvenuto nel 2014
PONTEDERA. Il Gip del tribunale di Pisa, Giulio Cesare Cipolletta, ha archiviato il procedimento penale nei confronti di un medico del 118 e di una anesteista dell’ospedale Lotti di Pontedera, finiti sotto inchiesta dopo la morte di un bambino di 4 mesi e mezzo, Mikel Chison, morto dopo un ricovero all'ospedale ponteresese. Il procedimento penale - l’inchiesta è affidata al pm Giancarlo Dominijanni - va ora avanti nei confronti del pediatra del Lotti già indagato per il reato di omicidio colposo.
Il bambino, secondo le accuse, è morto per choc ipovolemico associato a una grave ipoglicemico determinato da una grave disidratazione indotta da vomito e diarrea. Nonostante questa situazione il bambino era stato trasferito all’ospedale Meyer di Firenze senza un’adeguata terapia che consentisse di stabilizzare prima il piccolo paziente. E quando il bambino era stato trasferito all'ospedale pediatrico di Firenze, le sue condizioni erano già compromesse fino alla morte.
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La vicenda risale ai giorni precedenti le feste di Natale 2014. Le consulenze disposte dal pubblico ministero e affidate al professor Pasquale Di Pietro dell'ospedale Gaslini di Genova e alla dottoressa Maria Elena Filice del Santa Chiara di Pisa, hanno riscontrato e ipotizzato negligenze e imperizie nell'operato del personale medico che aveva visitato il bambino arrivato d'urgenza al pronto soccorso, in particolare nei confronti del pediatra per il quale ora il pm si appresta a chiedere il rinvio a giudizio. Archiviate infatti le accuse nei confronti degli altri due indagati il procedimento penale va avanti solo per il pediatra e l’udienza preliminare per decidere dell’eventuale rinvio a giudizio nei confronti del pediatra sarà fissata a breve.
I genitori della vittima, assistiti dall’avvocato Massimiliano Calderani, hanno chiesto un risarcimento dei danni all’Asl. Fermo restando che il procedimento penale va avanti e che la famiglia, qualora l’Asl non riconoscesse il danno, è pronta anche ad affrontare una causa civile.
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