Sicurezza
Una serata a bordo piscina, poi scattarono le accuse
La vittima arrivò al pronto soccorso dell'ospedale Lotti di Pontedera lamentando una completa amnesia di quanto avvenuto nella notte
PONTEDERA. Doveva essere una serata tra amici. Finì con due ventenni arrestati (poi liberati) e ora a giudizio con l’accusa di violenza sessuale. A distanza di due anni sta per concludersi il processo di primo grado scaturito dalla denuncia per violenza sessuale da parte di un’amica dei due imputati. La polizia, circa un mese e mezzo dopo il fatto, aveva arrestato Mattia Rizza e Edoardo Nieri, di Pontedera. L’indagine aveva avuto inizio nell’ambito del cosiddetto codice rosa, attivato per tutelare i soggetti deboli da ogni forma di violenza. La giovane si era rivolta al pronto soccorso del Lotti (a distanza di 14 ore del fatto) lamentando una forte amnesia dopo la notte trascorsa in villa con i due ventenni e un’amica, diventata poi la principale testimone al processo.
Le amiche erano andate a Santa Maria a Monte, nella villa dei nonni di uno degli imputati, per fare un bagno notturno in piscina. Dopo avere bevuto a bordo vasca un po’ di vodka e una bibita analcolica portata dai due ventenni, la ragazza si era sentita male. Ma di quel momento la parte offesa dice di non ricordare niente. Confrontandosi poi con l’amica, che invece non aveva bevuto, era venuta a sapere di non essersi opposta alle avances dei due uomini che avevano avuto con lei un rapporto sessuale, tentando di coinvolgere anche l’amica. Poi la vittima si era sentita male, tanto da perdere conoscenza, e quindi era stata riaccompagnata a casa dove era tornata in sé nel corso della mattinata successiva. Informata di quello che era successo, la giovane si era resa conto di aver partecipato ad atti sessuali contro la sua volontà e quindi, ritenendo di essere stata drogata a sua insaputa, era andata in ospedale per farsi visitare.
L’amnesia riferita dalla vittima, apparentemente inspiegabile, nonostante la giovane avesse dichiarato di aver bevuto moderatamente alcol, faceva sorgere nei medici il dubbio che lei fosse stata drogata a sua insaputa con il Ghb. Da qui una serie di indagini e accertamenti che si erano conclusi con l’arresto dei ventenni, rimasti in carcere per sei mesi.(s.c.)
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